Possiamo dire senza alcun dubbio, che la vita è fatta di attesa, che questo ci piaccia oppure no.
In attesa di venire al mondo, in attesa che spuntino i primi dentini, in attesa de i primi passi, in attesa de la prima parola, e così via. Ma non è questa l'attesa che volevo evidenziare; questa è quella fisiologica, ha già il suo bel da fare; parlo de la attesa del vuoto e del silenzio, quella che si dice appunto: "So che sono in attesa", ma non so neanch'io di che o di cosa; ma anche de la attesa de la decisione, quella che può essere angosciante, per quel tormento che nessuno se vorrebbe per questo trovare mai.
Quell'attesa che metti in moto se fare o non fare quello; se andare a destra o a sinistra, avanti o indietro, quell'attesa che ti fa vedere nero perché non sai più che pesci pigliare anche se a volte l'attesa può essere veramente oro, perchè a volte guarda caso è proprio la attesa a tenerti in piedi.
Parlo quindi proprio de la attesa, perché la scelta e la decisione è altra cosa, una volta presa è presa; ma l'attesa che può essere così snervante da farti stare veramente a denti stretti o la faccia stralunata, perché se te lo legge pure in faccia.
L'attesa del risultato de li esami o di iscriverti si o no a quella facoltà; se fare quel lavoro, se scappare via da la tua città o dal tuo paese; o l'incontro con quella ragazza che ti creerà un futuro o a quella che nel no ti cambierà la vita.
Dietro però il metro de la attesa vi è l'aggiustaggio de la presa di coscienza, il meccanismo de lo inconscio che si mette in moto ne la attesa di trovare tempo e luogo e la situazione perché la scelta o la decisione sia ne la miglior ragione.
L'attesa è il tempo de la complicata situazione per tenere a bada l'Ombra che ha fin troppo chiaro le sue pretese di occupare sedie, a rubar tempo a l'Io, ne lo lasciarlo a diventare IO.
L'attesa chiede tempo per formare la idea perché prenda la sua forza e diventar forma; e che dire poi del karma che ha i suoi tempi stabiliti, e che l'io se non è evoluto non capisce questo oscuro e i suoi complicati regolamenti; gli archetipi che non sempre abbandonano la presa in te na delicata maniera e per quello nuovo ne la difficoltà de la presa.
Diciamo pure allora che l'attesa ha una sua forza, forma e sua ragione; a capirne qualcosa a volte però bisognerebbe essere proprio uno stregone, ma mai per questo finire da i maghi a meno che siano quelli veri.
Ma è anche pur vero che dopo de la attesa ci si può guardare indietro per la decisione presa, e il più delle volte si può leggervi, che nelle cose e nei fatti, l'attesa aveva in se la sua ragione per essere attesa; perché non si poteva passare con il rosso, pena la multa da pagare, anche se qualche volta ci poteva andare dritta
Impariamo allora a comprendere la attesa come lo artista in quel che fa per dipingere la sua tela; il compositore per la sua opera; l'artista di strada per avere libero il marciapiedi; il politico per le sue pretese; l'industriale per comperare o vendere il capannone e iniziare o no quella produzione; l'investitore per quelle Azioni; la famiglia per comprar casa, o a comperare o vendere la macchina.
L'attesa ha perciò la sua ragione, come il saggio che sta seduto lungo il fiume, perché sa che in quella attesa la risposta può averla con il dolce scorrere de l'acqua, la risposta in sé verrà.
Buona e felice attesa