DE IL LAVORO

E' la vita che chiede all'uomo di lavorare o l'uomo che chiede al mondo di poter operare


Oggi si studia, prima si lavorava. Mi spiego meglio, basta tornare agli anni 50; fare le scuole medie era già un grande privilegio, si andava così a lavorare per imparare un mestiere e così si fortificava l'artigiano e la scuola era la bottega; il lavoro diventava arte, arte che permetteva nella passione anche di sopravvivere. Tutto questo oggi sarebbe impossibile, e con questo non che voglia convincere nessuno che sia meglio prima, sto cercando solo di capire perché si stia perdendo nei meandri la passione, passione che rappresenta nel quotidiano, il sapore della vita. Che sia chiaro, non è che stia ispirandovi a ritornare alle caverne a costruire archi e frecce, di andare a caccia o a pesca, anziché far la fila al supermercato o al casello autostradale, o magari fare un urlo alla Tarzan, qualche colpo di tamburo per sostituire il drin del cellulare o il computer per comunicare. Credo proprio che il buon senso non ispiri nessuno a tornare indietro, ma l'ambiente deve ritornare all'uomo, così come per saggezza e intelligenza e aggiungo per coscienza, l'uomo dovrà tornare all'ambiente. Dal libro 'La scimmia nuda' di Desman Morris per le Edizioni Bompiani a pagina 261 possiamo leggervi: "Alcuni ottimisti pensano che, poiché abbiamo sviluppato un alto livello di intelligenza ed un potente impulso all'invenzione, saremo in grado di risolvere qualunque situazione a nostro vantaggio: che siamo tanto plasmabili da poter rimodellare il nostro modo di vivere in maniera che si adatti a tutte le nuove esigenze portate dal continuo aumento della nostra specie, che quando verrà il momento sapremo affrontare il sovraffollamento, lo stress, la perdita dell'intimità e l'indipendenza di azione, che rimodelleremo il nostro modo di comportarci e vivremo come formiche giganti, che controlleremo i nostri sentimenti di aggressività e di territorialità; i nostri impulsi sessuali e le nostre tendenze paternalistiche, che se dovremo diventare scimmioni-polli di batteria, sapremo farlo; che la nostra intelligenza è in grado di dominare tutte le nostre fondamentali necessità biologiche. 'Io penso che ciò non abbia alcun senso'. La nostra primitiva natura animale non vi consentirà mai. E' vero che siamo plasmabili e che abbiamo un comportamento opportunistico, ma le forme assunte da questo opportunismo sono contenute entro limiti rigidi. Mettendo in rilievo in questo libro i nostri aspetti biologici, ho cercato di presentare la natura di queste restrizioni. Riconoscendole apertamente e sottomettendoci ad esse, avremo maggiori probabilità di sopravvivere. Ciò non implica un ingenuo "ritorno alla natura", ma vuol dire semplicemente che dovremo adattare i nostri progressi opportunistici intelligenti, alle fondamentali esigenze del nostro comportamento. Dobbiamo in qualche modo migliorare come qualità, invece che come semplice quantità. Potremo così continuare a progredire tecnologicamente in modo sensazionale e sbalorditivo senza negare la nostra eredità evolutiva. In caso contrario, i nostri compressi impulsi biologici si accumuleranno fino a far crollare la diga e tutta la nostra complessa esistenza sarà spezzata via dalla piena". Per certi versi condivido appieno ciò che l'illuminante Morris ha così sottolineato nel terminare la sua interessantissima esposizione dei fatti e cose che riguardano l'uomo in tutto ciò che dovrà essere il canone e la possibile modulazione per consentire alla specie uomo il suo futuro su questa terra. Ho sottolineato più volte nei miei precedenti articoli (vedi per questo: "Come ti racconto lo inconscio" e " De li chakras"), che non è sufficiente da sola la SUPER INTELLIGENZIA dell'uomo se pari o meglio ancor più non venga accompagnata da lo sviluppo de la coscienza, e ho pure ben evidenziato come gli istinti siano una componente della struttura dell'uomo e quindi della vita, e solo la piena consapevolezza e accettazione di sé che al limite si potrà portare il controllo, ma ho ancor più sottolineato che se l'uomo non imparerà a riconoscere e liberarsi dai blocchi di natura psicologica che lo dominano dall'interno, qualsiasi controllo istintuale alla fine non potrà fare altro che di peggio se non quello di aumentar la rabbia e che da qualche parte poi dovrà andare (leggi se vuoi 'De la Rabbia'), con manifestazioni che ben conosciamo (il famoso ragioniere tutto casa e famiglia che poi nel Raptus ti fa fuori un quartiere), e questo non che poi vada a ribaltare qualcosa, perché la rabbia riaffiora, se non si andrà a sanare la ferita e acquisterà di conseguenza Sua Maestà l'OMBRA (leggi se vuoi 'Sua Maestà l'Ombra'). La scorsa estate 2003 ho visto un film veramente bello, ricco di gran spessore e di profondo significato, "La meglio gioventù" per la regia di M.T.Giordana; quale esempio più significativo di quello che sto dicendo. Oggi poi siamo continuamente bersagliati per quel che riguarda il futuro delle nostre pensioni a causa di uno sprovveduto malgoverno dove il solo pensiero toglie dignità al lavoratore e onore a qualsiasi governo; ma verrà pure quel giorno che così non sarà, perché nella mia mente, forse da sognatore, ma spero di più per quel che scrivo (leggi se vuoi "Del delirio e de le pene") le cose cambieranno, non so per quale anno né tanto meno per quale epoca (forse noi non ci saremo), ma nella evoluzione le cose cambieranno il passo, e il lavoro avrà l'alchimia della passione e non solo l'agghiacciante 27 del mese da aspettare. E' così brutto vedere quanti aspettano di andare in pensione, sembra la fine di un incubo, e forse così lo è pure e questo parla già da solo. I nostri bisnonni, se non addirittura i nostri nonni non avevano nella loro cultura il concetto del limite dell'età; lavoravano fino all'ultimo respiro, perché il lavoro era sacro e consentiva loro di invecchiare con dignità. In questo senso mi ritengo molto fortunato, perché pur non essendo nato nell'oro (leggi se vuoi 'De lo sistema di difesa') nella vita lavorando anche per il quotidiano, ho sempre fatto tutto quello che ho desiderato e oggi prossimo ai 60 anni lavoro tra analisi, corsi, seminari, articoli, telefonate; una media di diciotto ore al giorno e non mi sento per questo mai stanco. Dormo poco, mangio parco, ma l'entusiasmo è sempre alto, perché il lavoro è il pane, ma anche per mia fortunatissima passione e che vuol dire pure conoscenza; vorrei che così fosse per tutti, questo nella speranza so che lo sarà, timidamente proviamo a fare il conto alla rovescia, chissà mai se la fortuna o lo sviluppo dello spirito coscienza, ci ascolterà.


OGNI BENE



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