Da bambino ho subìto il terrore, le peggiori umiliazioni, la violenza psicologica, sono stato ripetutamente rifiutato. Mi lamento ? Odio la mia infanzia ? E chi mai l'ha detto ! Ad attraversare la foresta come fanno gli aborigeni o tutte quelle popolazioni che a tutt'oggi sottopongono il giovane alla prova di coraggio, anche la mia palestra, senza togliere niente a nessuno, non lo è stata così da meno. Odiavo il debole, il vulnerabile, l'isterico, il moralmente decrepito. Volevo essere il piccolo eroe, non importava come. MA DENTRO DI ME ERO UNA VITTIMA. Capivo che ero impotente innanzi ai fatti della vita, della arroganza e dell'ingiustizia, dei soprusi e dell'odore nauseante della cacca sotto il culo. Ma capivo anche che non potevo permettermi di esserlo, perché assumerla anziché ottenere, sarei stato semplicemente più patetico.
Il despota e la vittima dovrebbero essere ruoli interpretati e solo di passaggio; prima l'uno, poi l'altro, semplicemente per sperimentare la vita nel gioco de le parti, ma mai nel trucco di ottenere qualcosa, perché se l'adulto non si sarà purgato da questo suo disagio nel fare la vittima per mettere in atto il suo ricatto, perderà in dignità e coraggio e non si accorgerà che si castrerà da solo in un circolo vizioso assai difficile nel tempo da vincere e superare, togliendosi così le chances per vincere e maturare il suo ingresso naturale nel gioco de la vita. Ma è anche vero, per colui che amerà interpretare la parte del despota sarà per questo solo un altezzoso, ombroso nella vita o più semplicemente in quel che si dice, un cinico e arrogante. La guarigione sta nel diventare interi, integrando appunto in un unico essere, tanto il ferito che il feritore. Chiedendo pure a questo punto l'aiuto tra le amorevoli braccia di un 'Maestro', ma quando però a parlare per lui sarà solo l'insegnamento, senza per questo far cadere l'allievo nel circolo vizioso dell'attaccamento e del condizionamento, né tantomeno il baciamano o il piegamento al baciamento ai piedi o per quel che è pure peggio ad idrolatrarne la figura. Magari restare a lui devoto per tutta la tua vita, a fare il genoflesso e il bravo coniglietto. Ma ricorda che, in questo modo, non saprai mai distinguere il vero amore dal condizionamento, per rimanerne così ferito e incapace di decidere de le sorti de la tua vita. Caso mai a ossequiare il Maestro deve essere semplicemente il rispetto di ciò che porta dentro sul piano esperienziale ed evolutivo (se ne è Maestro) e a ricevere nello ascolto il calore e lo sostegno in quel particolare momento del bisogno de lo aiuto e dello chiarimento. Questo non farà piacere al megalomane Maestro (ch'io ti dica questo) o giù di lì, pure al guretto, ma neppure per qualche altra istituzione, perché senza le pecorine, chi canterà mai de la sua gloria che non sta né in cielo e né in terra, perché Dio stesso non ti vuole così scazzato, ma orgoglioso per essere nato, e da te aspetta solo che tu gli dica:"in te mi sono ritrovato". Porta dignità alla tua vita, liberati dal perverso meccanismo e ascolta per farti una bella risata per quel che ha detto il Buddha nella sua ironica battuta: "Se incontri il Maestro uccidilo". Hai con questo capito che il 'Maestro' c'è, ma non cadere mai nella trappola del sottomesso, del fesso o del genoflesso perché Dio non ti chiederà mai questo; fai te stesso la prova, dona a lui la tua vita, ma piuttosto quello di essere un uomo libero, fiero di te stesso, capace di camminare con le tue gambe nell'unica cosa che ti chiede nel percorso evolutivo de la tua coscienza: Carità e Amore. Vedere i bambini far da vittima, c'è da ridere a crepapelle, perché quando qualcuno fa la marachella, per non prendersi la gravosa urlata dalla mamma accalorata, si piegano nell'innocenza e così per quello che sta dritto e fiero si prenderà nel gioco la malasorte, ed ecco poi per reazione fare così il despota con il più debole. Se questo rimane per i bambini il gioco innocente del ruolo interpretato, può essere assai pericoloso e indignitoso indossarne l'abito una volta adulti, sia a fare il disgustoso despota, sia a fare la penosa vittima. Quando ad arrivare in terapia è uno affetto dal ruolo de la vittima c'è da sudar per anni, specialmente se si è fossilizzato da tempo in questo ombroso e assai pericoloso meccanismo; non osa mettere fuori i piedi dalla porta da la sua castrante cella, perché gli viene ormai più idoneo fare la vittima, questo anche quando è in terapia ed aver per questo una abilità estrema nel fare passare tutti per despota e persecutori e se non si sta vigili, persino con il proprio analista, perché proietterà il suo immancabile vittimismo, anche quando dalla sua parte potrebbe avere da la vita tutto quello che gli occorre e non si accorge che nell'indossar la parte si ritrova sempre solo, isolato e claudicante, nel circolo vizioso che sembra essere senza fine e senza speranza, perché quando deposita la maschera de la vittima deve arrangiarsi da solo; la responsabilità della vita lo terrorizza e a diventar per questo aggressivo e acidoso, per ritornare indietro a racchiudersi nella figura de la vittima e di conseguenza a ripetersi nel diabolico e tortuoso meccanismo. Viaggiare nella vita significa essere capaci de la scelta consapevole e nel non scivolare in alcuna configurazione archetipale, ma piuttosto nel lasciarsi cogliere totalmente dentro la situazione così com'è. L'equilibrio delle parti sta nel non negare né l'una né l'altra possibilità, ma lavorando su tutte e due i versanti per raggiungere il traguardo ultimo nella suprema conquista de la totalità.
OGNI BENE