L'esperienza dell'Amore non dev'essere né incoraggiata né tanto meno demonizzata, vieppiù andrebbe lasciata all'accadimento come fatto naturale della scoperta della vita. A offuscarla nell'arcaico e a brutalizzarla nel malefico non farà bene allo spirito né tanto meglio allo sviluppo e al progresso. Le nostre prime esperienze sessuali influenzano il resto della nostra vita. Ci vuole più tempo a ripristinare una casa vecchia che a costruirne una nuova. La relazione è la vulnerabilità condivisa; alcuni esperti suggeriscono che un adulto su tre è stato vittima di violenza sessuale. Abbandoniamoci alla compassione di questa sofferenza, quella del ferito e quella del feritore. Poiché il feritore è stato sicuramente egli stesso ferito e perpetua la ferita in un inconscio tentativo di autoguarigione. In terapia ho avuto una coppia di Verona che a cinquant'anni, non si erano mai visti per quel che erano nella loro intimità. Un giovane di Vicenza, alto, bello, imponente, alla sua prima esperienza, la ragazza nel guardargli il pisello, scoppiò in una sordonica ma frustrante risata: 'Uh! Come ce l'hai piccolo'. Era arrivato nel tentativo di allungarlo (anche se la misura era del tutto ne la norma), attaccandoci una cordicella con un peso di 2 kg., stando in quella patetica attesa, tanto di quel tempo da non saperlo più neppure lui. Che dire poi de la mamma di un mio caro amico, che dopo la menopausa si era accesa all'amor incontinoso e il prete del paese la faceva camminare a gambe strette perché il diavolo non le penetrasse dentro.
E questi, tra virgolette, non sono che alcuni esempi 'divertenti', dico questo nel rispetto de la sofferenza di chi in te 'sto modo la vive e la subisce. Non voglio entrare nella turbolenta questione di quanti vedono e vivono la proiezione de la propria 'OMBRA' in quel e per quel che dovrebbe rappresentare la più naturale e più straordinaria scoperta della vita. La vulnerabilità fa parte del gioco della vita. Nel bene o nel male in te 'sto mondo conosci così le cose, impara per questo a star lontano da li moralisti, perbenisti e quant'altri ti vogliono far vedere quello che così non è. Impara dal nuovo anche quando ne rappresenta lo oscuro. Sii reale, lucido, obiettivo, il bello e il brutto, il buono ed il cattivo, il positivo ed il negativo a volte possono essere solo un punto di vista, perché quello che per uno può essere un valore, per altri può essere solo semplice alchimia della vita. Ma con questo non voglio dire ciò che non sia, ti sto solo indicando a guardare in faccia le cose e a togliere le fette di prosciutto da la tua visuale; è più facile che le cose cambino quando vengono affrontate piuttosto che lasciarle nella chiusa o nella morsa o in balìa de l'OMBRA.
La mia esperienza è stata un dono del Signore, così io almeno l'ho vissuta, così io voglio ricordarla, così desidero che per me rimanga.
A quattordici anni ero per la verità quel che si diceva, un fighetto con le spalle piene, il vitino stretto e il culetto piccolo, gli occhi chiari ed i capelli lunghi e neri; piacevo così alle ragazzine e pure alle signore e, diciamo così, per quella età ero già pronto per la vita.
Mi ero fatto amico in quel periodo di Tobia che di me era ancor più bello e le ragazzine erano sempre trasognanti quando ce ne uscivamo insieme, ma decisamente ancora acerbo a certi aspetti della vita; in sintesi quel che si dice 'un mammone'. Abitava a qualche chilometro da casa mia, in una meravigliosa villetta a due piani con un edonico giardino recintato tutt'attorno come nei films americani. Suo padre ingegnere, era deceduto purtoppo da qualche anno per un incidente stradale; sua madre giovanissima era così bella che quando la vedevo diventavo ebbro, un po' velato, tanto che lei diceva: "Comè ispirato il tuo amico !". Ma non sapeva (o forse lo intuiva) che la musa ispirante era lei, lei, solamente lei in tutta la sua straordinaria prorompente sensualità e bellezza.
Era colta, raffinata, con le dita delle mani affusolate, le caviglie sottili, gli occhi verdi, i capelli scuri a boccoli che scendevano sulle spalle apparentemente esili, il tutto e il tanto che la mia cotta era decisamente ferro e fuoco. Era entrata nella mia vita come la notte porta il giorno, a tormentarmi così il sonno e così pure nella carica de li ormoni. Per lei desideravo essere un Principe, un Re, un Dio e donargli in te sto modo il cuore e pure il mondo intero. Era il mese di agosto dove la natura serpeggia in tutta la sua esuberanza e vigoria, lei vestita innocentemente solo di sottoveste, muoversi felina e sensuale così per ogni stanza, lasciando intravedere le inebrianti fattezze e la armonica scultura del suo corpo. Tobia disse con le palpebre abbassate: 'Il sonno sta chiedendo il meritato riposo'; era in piedi dalle sei del mattino per essere andato a pesca con Giovanni. "Mario scusami, tu stai pure qui se vuoi, io me ne vado a dormire, buonanotte" e buonanotte sia. Era più o meno l'ora intorno alla mezzanotte di una calda sera di agosto che tra una morbida carezza e un delicato fruscìo mi ritrovai senza neppure accorgermi al centro del suo regno per viverne la profondità, il calore e la bellezza ed entrare così in paradiso e sentirmi nella grazia e nella fierezza finalmente uomo. E uomo diventai perché quella esperienza mi aprì alla vita con dignità e onore pur essendo ancora un ragazzino di soli quattordici anni, grazie a quell'angelo che con infinita dolcezza mi aveva fatto conoscere la bellezza dell'Amore.
OGNI BENE