
Bè! Prima o poi nella foresta nera ti verrai a trovare, anche se questo non è nella tua cultura e tanto meno nei tuoi pensieri. E' la storia di diversi anni fa, quando le molle erano ancora al massimo del potenziale, in una notte di primavera inoltrata con l'aria fresca, il cielo azzurro, la luna piena e le stelle che ti stavano a guardare. Un caro amico mi invitò all'inaugurazione della sua discoteca (il 5% di Abano Terme). Accettai l'invito, anche se poi il casino era allucinante; impacchettati uno sull'altro come sardine pronte da oliare. Alle tre di notte finalmente la discoteca cominciò a smaltire, andai quella volta da solo senza mia moglie, e per la verità ero stanco morto di stare lì, ma il mio amico disse:"Aspetta ancora un po', chiudo tutto e vengo via con te". E così fu, solo che non eravamo soli, ma una quindicina di persone, tutti per la verità già intontiti dall'alcool, dal fumo delle sigarette e pure dai decibel. Uno di questi disse:"Non possiamo lasciarci così, venite tutti a casa mia, ho la casa molto grande, per l'ultima bicchierata", (come se ce ne fosse stato bisogno). Help, Dio salvi il Re e la Regina; non feci in tempo ad aprire bocca che ero già, si fa per dire, goliardicamente scaraventato in macchina e con una sgommata alla Daytona fece così seguire dietro di lui la carovana. Ci trovammo così ospiti di questo personaggio della Padova ricca; eclettico, stravagante, estroverso, diciamo pure originale, così era pure il suo magnifico appartamento, non meno di 300 mq. , in pieno centro della città, che si trovava all'ultimo piano e poteva privilegiarsi di una terrazza allestita con piante tropicali e ogni ben di Dio, tanto che si poteva, volendo fare pure del footing da un punto all'altro e guardare da quell'altezza i negozi al di sotto, più importanti della città. Era una notte asciutta, per cui decidemmo di stare lì seduti all'aperto, così, mi ero detto, respiro un po' di quest'aria buona e mi libero un po' la mente dal casino della serata, ma mentre facevo le mie profonde inalazioni, l'odore indistinguibile di erba cominciava a passarmi sotto il naso. Bene mi dissi, abbiamo fatto trenta, facciamo pure quarantotto e così fu. Mi si avvicinò il padrone di quel magnifico attico. "Dai su, non fare la checca, datti una tirata", detta con tanto cameratismo che dovevo fare. Via con il liscio e così il fumo cominciò a girare e intanto si cominciò a parlare di fisica , di religioni, di politica, tutti impegnati con dialoghi profondi e fuor di dubbio, di un certo interesse. Era la prima volta che fumavo erba e sinceramente non è poi che ne morissi dalla voglia, ma ero lì, e mi dissi, facciamoci 'sta esperienza. Quello che mi dava molto strano era che l'inesperto della combriccola ero solo io, tutti aspiravano con rito consumato, e lasciava trasparire che era una cosa importante, una specie di privilegio; a me sinceramente cominciava a bruciarmi la gola e ogni volta che il giro portava a me, subentrava un senso di rifiuto e pure una faccia di disgusto; cosa che al titolare dell'appartamento non sfuggì. Mi si avvicinò allora con aria di sfida o forse più di offesa che di sfida; cominciò a parlarmi di tutte le sue esperienze fatte in oriente, di aver pure soggiornato per sei mesi in un monastero buddhista. A parlare con me ci prese gusto, perché toccava tutte cose ch'io stavo studiando, meditando (avevo 35 anni e si era nel 1980) e così tra una fumata e l'altra si erano fatte le sei del mattino e che ti fa l'amico, con aria misteriosa mi disse: "Ho l'antidoto per cacciare via la stanchezza e pure il sonno". In men che non si dica, eccolo spuntare con vassoietto e bustine. "Questa è coca pura, ti sentirai come un leone e la mente lucida come non l'hai ami avuta". Dissi tra me e me, visto che ci siamo andiamo fino in fondo; mi fece vedere come si fa, tirai con la narice dx e visto che dopo un po' ne ero rimasto come indifferente, mi disse: "Tira ancora un po'" e lo feci con la narice sx. Vedendo che non davo segni di cambiamento, ci mancò che s'incazzasse pure. "Il tuo amico Freud sapeva bene lui come consumarla" disse e mi mise sotto il naso un'altra dose da tirare. L'altro amico (il titolare della discoteca) gli disse: "Chissà cosa ci sta dando". "Questo è il massimo che si trova sul mercato ed è quella che uso io". A questo punto diventai io curioso e così tirai di dx e anche di sx. Non so esattamente il tempo che trascorse dalla prima alla quinta tirata, ma l'unica cosa che potevo notare è che mi trovai letteralmente con le mandibole contratte, quasi bloccate e non sapevo più se la spossatezza che mi era caduta addosso era data dalla neve o perché più semplicemente avevamo fatto intanto le sette del mattino. Comunque sia, erba e neve mi avevano semplicemente fatto girar le palle. Nel salutarlo gli dissi:"Hai mai pensato quanta chimica nel cervello abbiamo a disposizione?". Non l'avessi mai detto; si scatenò in tutti i modi ed io allora tanto per chiudere, gli risposi con calma: "Ho espresso semplicemente una mia opinione". A vent'anni (1965) a meno da una settimana di un esame importante, un mio amico (Francesco) tirò fuori dalla tasca della giacca un cilindretto, "Ho qualcosina di straordinario che ci terrà svegli e lucidi, stai tranquillo, è un trucchetto che funziona". Io andai cauto, lui le consumava come mentine; studiammo assieme tutta la settimana giorno e notte; la mattina dell'esame cademmo a terra entrambi come in coma, dormimmo per tre giorni e tre notti. Erano anfetamine, a quei tempi non si conosceva ancora il pericolo e la dipendenza e si potevano trovare piuttosto facilmente. A 25 anni, atleta in carriera, un mio amico al 6° anno di medicina, mi disse: "Ti do io qualcosina di fantastico, ti farà recuperare in fretta e potrai pigiare di più negli allenamenti. Erano pasticche di Dianabol (anabolizzanti) da 5mg cadauna; me le fece prendere in piramidale da 5 in crescendo fino a 25 mg al giorno e poi scalando giù con lo stesso sistema per tre mesi si e tre mesi no per un anno. In quel periodo ebbi molta più potenza, devo riconoscerlo, ma aumentai anche notevolmente il giro vita, dando così addio al mio vitino da vespa che contrassegnava ancor di più le spalle larghe, ed ebbi poi tutta una serie di tendiniti, borsiti e casini vari. (Oggi questo farebbe ridere anche una formica, ma è un neo parlarne che non ho ancora digerito, perché alla fine sul piatto della bilancia, è più quello che ho pagato che quello che ho ottenuto). Se pensate ch'io stia scrivendo questo per farvi della morale vi sbagliate di grosso, perché non è questo il mio intendimento, cliccate pure e passate altrove, le mie vogliono essere solo considerazioni; quanti personaggi della musica, dello spettacolo, dello sport o di altro genere che passano in studio da me a chiedere aiuto; sono storie tristi che lasciano molto amaro, perché perdersi in un modo o nell'altro è fin troppo facile. La sfida della vita per me è altra cosa e non è di certo una bustina, un buco o una bottiglia, perché lo sballo preferisco viverlo nella lucida follia (se vuoi leggi De la Magnifica Follia), senza per questo prendermi mai troppo sul serio, ma se ho una meta, non me la gioco alla roulette; in fin dei conti è più emozionante vivere la vita con tutto il nostro vero potenziale, che buttarla giù nel cesso. Date retta a me che è veramente notevole, che non con il surrogato di tante porcherie, che alla fine inesorabilmente il prezzo da pagare è sempre più alto di quello che danno.
OGNI BENE