DE LA VIOLENZA SUBITA

Se vuoi imparare a vivere, devi imparare ad accettare ciò che accade.


Chissà se tutti i bambini del mondo potessero raccontare de le sofferenze subìte, fisiche e psicologiche, chissà quante enciclopedie si potrebbero riempire. Ogni bambino ha una grande e incredibile capacità di parare i colpi; la natura e il creatore ha dato per questo sistemi di difesa di notevole spessore, ma a volte la violenza passa e supera così ogni barriera. L'adulto, il genitore, l'educatore, la società in cui vive non sempre c'è la sufficiente sensibilità nei riguardi del più debole, quale è per questo la condizione del bambino. Imporre il cibo, farsi raccontare tutto; le piccolissime torture quotidiane; l'abuso di potere, un ceffone di rovescio dato più per rabbia quando non sarebbe il caso, se mai il caso sia giusto; succede anche questo, per non parlare poi della violenza sessuale, lo scheletro nell'armadio che abbonda in ogni dove. Se la violenza fisica è brutale, quella psicologica non lo è di meno. Voglio raccontare per questo una mia faccenda, vissuta a distanza di qualche giorno, dal primo anno di scuola. Siamo nel 1951, allora avevo sei anni e come tutti i bambini inizia la grande avventura della scuola. Ricordo ancora oggi come ero festoso; il grembiulino nero e la ciocca al collo di colore blu, perché questo distingueva le varie classi elementari. La mia era una classe mista di 25 alunni. La Signora Maestra cominciò così a dare la lista dei libri; va ricordato che allora la guerra pesava ancora sulle possibilità dei molti, e tra costoro c'ero anch'io, perché le ristrettezze economiche della mia famiglia erano tali da classificarmi povero; esisteva allora per questo il cartellone, il cartellone dei poveri. La cosa non mi era mai pesata, perché pur vivendo in ristrettezze c'era anche molta dignità. Ma quel giorno la Signora Maestra disse: "Tutti quelli con il cartellone dei poveri si mettano nell'angolo". Eravamo in cinque; conobbi così la vergogna per la mia condizione. Da quel giorno andare a scuola non era più il sogno che avevo vissuto il primo giorno. Assunsi così un atteggiamento chiuso, perché la ferita mi faceva sentire un diverso, diverso per essere povero, diverso perché in casa mia non c'era il denaro per comperare i libri per la scuola. I libri arrivarono, ma arrivarono pure in ritardo, così se volevo studiare mia madre doveva a mano ricopiare dai libri del compagno che cambiava ogni volta,perché ogni volta c'era sempre una scusa pronta. Non ho mai portato rancore per questo alla Signora Maestra, anzi oggi ringrazio per l'accadimento, l'opportunità, perché pur essendo bambino, da questa esperienza ho imparato molto. Se mi ha arricchito nello spirito, ne ha pagato però la mia acrobatica ortografia, che porta ancora i segni di cinque anni di tormento; ma oggi questo mi diverte, fa parte sempre del creativo e pure sempre un modo originale di poter comunicare.


OGNI BENE



Top


N.B.= Gli articoli sono pubblicati con frequenza settimanale


HOME PAGE