DE LO GIORNO DI NATALE

Perché il Natale per alcuni è così triste


Chi di noi da piccoli (e forse anche da grandi) non ha vissuto il fascino del presepio. Nel mio quartiere poi, dove sono nato, non c'era limite alla creatività e all'ingegno; chi lo faceva con il cartone, chi con la mollica, chi dipingeva la creta dopo averla lavorata con sapiente e consumata maestrìa. Chi disponeva di maggior risorse economiche ed erano pigri, comperava tutto bell'è pronto; chi aveva risorse ma anche creatività, costruiva autentiche opere d'arte, come Saverio, studente alla facoltà di 'Farmacologia', suo padre ingegnere delle Ferrovie dello Stato. Abitavano dopo il passaggio a livello, a qualche centinaia di metri da casa mia. Io, il piccolo del quartiere mi ero fatto amico Saverio, così ero autorizzato a portare i miei amici, che non finivano mai, perché tutti volevano vedere quel meraviglioso capolavoro. E così prima di entrare nella stanza, ci si toglieva le scarpe sporche e con sguardi di meraviglia si guardava quel presepio che occupava quasi interamente la stanza, ed era così reale che sembrava tutto vero; tutto era in movimento. Così il fabbro batteva il ferro, il contadino zappava la terra, le donne battevano i panni sulle piastre del ruscello che scorreva su e giù per ogni dove; nasceva così il giorno e si faceva così la sera, e nella volta che si faceva scura di color blu notte brillava in tutta la sua bellezza la stella cometa e indicar con la sua luce il cammino dei Re Magi e i loro doni: oro, incenso e mirra. Saverio e il padre ingegnere stavano in un angolo a controllare che tutto andasse dritto, ed io con un occhio, guardavo il presepio, con l'altro guardavo Saverio e suo padre, perchè in loro brillavano gli occhi per aver saputo con il loro ingegno dar luogo a tanta meraviglia. Oh!, se è per questo, in casa mia non era da meno, perché con il mio traforo e le cassette in legno della Invernizzi, costruivo le casette, i ponti e tutto quel che sapevo fare. Mio fratello Antonio, il più grande, aveva imparato a far le statuine dalla famiglia napoletana che abitava di fronte a noi; la grande arte con i giornali vecchi inzuppati d'acqua a formare così le statuine di cartapesta colorate a mano, e mio fratello Luigino, il mezzano, il tecnico di famiglia, le parti elettriche, così Saverio nel farmi onore della sua visita, disse a cuor sincero: "Siete veramente bravi". Mi riempì il cuore di gioia e di orgoglio, e mi fece così sentire un grande. Come festività tradizionale, il Natale è festa antica, in quanto si basa su una costellazione di archetipi. La sua celebrazione cade nel periodo del solstizio d'inverno, il periodo più buio dell'anno, in cui si annuncia una nuova luce. Quello del bambino divino è un simbolo appropriato all'evento, dal momento che il bambino è la naturale conseguenza dell'unione di due opposti, il maschile e il femminile. La festività in se è l'intersezione tra l'archetipo Morte-Rinascita e l'archetipo del Viaggio, tra il tempo ciclico e quello storico, lineare. Ed è di conseguenza il tempo che si alza in abbondanza l'ago della bilancia nel tentativo di saziarsi in te 'sto modo, del sostegno genitoriale per un anno intero, esprimendo così l'archetipo della famiglia. Ma è anche vero, per coloro che non hanno un rapporto o una situazione appagante, sprofondare nella più totale depressione. Possono nel giorno della grande festa sentirsi esclusi dalla cerchia della famiglia e dalla celebrazione della nuova vita. Nel giorno della nascita o della rinascita, può emergere il bambino ferito e a stringere così le mandibole in un sorriso grignoso per nascondere tutto l'amaro che impietosamente sale dagli abissi più profondi di quello che a voler negare o nascondere è solo un acrobatico tentativo, perché il bambino interiore in quel giorno più di altri grida e piange nel tentativo di essere guarito dalle sue più profonde e arcaiche ferite. Molti nell'esaltazione di conservare l'archetipo della famiglia sono spinti a girovagar da un negozio all'altro ancor più da una logica consumistica, più che da una sana e liberatoria terapia introspettiva. In quei giorni non mi bastano più le ventiquattro ore, perché dovrebbero essere quarantotto, perché le luci e gli addobbi natalizi non nascondono le ombre che molti si portano dietro da quella remota memoria. La realtà a volte può essere molto amara, ma così stan le cose e quella è la realtà; il tentativo di sfuggirne non farà altro che aumentarne il peso e a rafforzarne l'ombra. In molti casi la frenesia di fare doni equivale a comperare ciò che ognuno vorrebbe per se. Possiamo essere stati educati a comperare l'amore genitoriale col dono della nostra obbedienza e, ora, nella stagione degli auguri, di nuovo comperare l'amore degli altri con la gentilezza. Il grande e unico vero dono, è il bambino Divino che dovrebbe essere portato alla luce e alla rinascita, in te 'sto modo apporteremo il bene di ognuno e della umanità.


OGNI BENE



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N.B.= Gli articoli sono pubblicati con frequenza settimanale


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