IL RITO DE LA TAVOLA IMBANDITA

Non per il solo corpo, questo cibo io gradisco,
ma per rafforzare lo spirito e rendere più gentile la mia Psiche.


Cambiano i tempi, cambiano le mode, ma il rito de la tavola resta un profondo e grande valore. Il rito de la tavola lo si fa per far aprire il cuore, nello dichiarare il grande amore, per fortificare la famiglia, per elaborare il piccolo e grande affare, negli incontri de la politica, nelle grandi ricorrenze, quello speciale di Natale e il grande cenone per salutare l'anno che va e quel che sale. Il rito de la tavola di conseguenza, par di avere la sua giusta importanza, nella sua forza e nella sua ragion di essere. E' nel rito de la tavola che si forma e si riconosce la famiglia, tanto che con la ricorrenza del Natale ognuno si fa la sua bella indigestione e qualche chilo in più che pesa sulla bilancia. Ma è anche per alcuni, il giorno più penoso, perché il sorriso non sempre è vero; si evidenziano li problemi; il bilancio che sale così in fretta, e a mascherare la ferita, diventa così una faticosa impresa, lo sa bene chi si occupa di psicologia, che in quei giorni, l'impegno è da mattina a sera senza mai un sol minuto di tregua. Il rito de la tavola però, se rafforza, evidenzia pure quel che sta nel cuore, e tutte le ferite di conseguenza del bambino interiore. Con il cenone poi, di fine anno, allora tutti in surplus per dimenticare, ma il voler dimenticare non è il trasformare e così con l'anno che sale, tutto da ricominciare. Che dire poi di chi mangia in modo convulsivo come a voler, in tal modo, regredire alla mammella de la terra madre, a riempirsi del nettare per sopperire a quel profondo bisogno d'amore e di sicurezza che sembra non voler mai arrivare. Come negare poi, il diffondersi de la obesità, tanto il frigo è sempre pieno, così nel disagio e nel tormento a buttare sempre dentro, così che nel guardarsi allo specchio a sentirsi in colpa per la figura sempre più rotonda, e allora ancora giù per tirarsi su, poi di nuovo a specchiarsi e piacersi ancora meno e allora ancora giù a buttar dentro, così il perverso meccanismo non finisce più. Che dire allora de la anoressia nervosa appannaggio de le Sante de la storia; oggi moda de le giovinette per voler essere magre, meglio dire, pelle e ossa a combattere con il corpo per nascondere il disagio, la ferita, una traballante maturità. Da non dimenticare per questo la bulimia nervosa, un'autentica follia; a buttar dentro e a rimettere fuori, e rimetter dentro e a ributtar fuori. Come a dire, nel gioco dell'altalena: "Non voglio più andare avanti". Chi poi, esperimenta tutte le diete, dal minestrone al limone; alla dieta carne e acqua; alla dieta a punti a quella dissociata; alla decantata dieta mediterranea, carboidrati e insalata in competizione con quella americana, proteine e insalata; insomma ognuno vuole proprio dire la sua; ognuno fare il guru de la circostanza, quando basterebbe semplicemente nel buon senso un po' di più movimento, una dieta equilibrata dove mangiare di tutto un po', facendo solo attenzione a mangiare un po' di meno. Riepilogando, allora, il rito e il conflitto non hanno più un taglio netto, perché il rito si è fatto conflitto e il conflitto è diventato un rito. Mi viene a mente allora mio nonno, che prima di mangiare mi insegnava a fare il segno de la croce e ringraziare il Signore se qualcosa era in tavola; forse se si tornasse alla fame vera, potremmo avere più consapevolezza, chissà mai se sparirebbero certe patologie e al ritorno de lo rito vero de la tavola imbandita come il momento vero ricreativo e spirituale de la vita.


OGNI BENE



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N.B.= Gli articoli sono pubblicati con frequenza settimanale


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