Quando, da bambino, stavo in vacanza ci fu un periodo che la scuola "Francesca Randi" rimase aperta per consentire a noi alunni, alunni delle varie classi della scuola elementare, di giocare nel magnifico parco.
Ricordo che ci arrampicavamo velocemente attraverso il bosco che a quell'età sembrava immenso, quindi scendevamo per il sentiero interno, rispetto a quello principale della scuola sino ad arrivare alla casa del signor bidello dalla parte interna.
Il "Mago Buono" era il vecchietto padre del bidello, ospite estivo come noi, che curvo sotto il peso dell'età era però radioso per il compito che rivestiva; CUSTODE SUPREMO di tutti gli animali, delle piante e delle cose di tutto il parco.
Quell'uomo per noi, era magico e quindi temibile. Le api per noi significavano rischio, dato che camminavamo a piedi scalzi prevalentemente attraverso i campi di fiori selvatici. Ma quell'uomo però aveva un potere che sapeva usare per far dare alle api il meglio di sé.
Pagavamo di nascosto le nostre dieci lire (una cifra enorme per noi bambini di quel tempo) e ricevevamo in cambio un intero favo tutto per noi.
Il "Mago" era per me l'unico essere che conosceva la natura e ne ero stato plasmato.
Il prezzo che pagava era la vecchiaia, il premio che riceveva dalle api operaie era l'elisir; la più dolce, la più potente essenza della vita naturale.
A periodo concluso tutto era molto più spento. Ma qualche cosa che andava oltre il quotidiano restava nella nostra immaginazione per sempre. Il "Mago Buono" aveva in noi ragazzini adolescenti un timoroso ed eccitato rispetto per le forze naturali della vita. Ho avuto anche le mie streghe cattive. Una era la "Gaetana" (che vuol dire donna del ghetto), gigantesca, oltre un quintale, paurosamente malandata a piedi nudi anche d'inverno.
Usava spesso una maschera per divertire o terrorizzare noi bambini; la maschera era quella della strega.
Quegli occhi scintillanti nascondevano la tristezza, ma rivelavano fin troppo chiaramente il furore, al bambino che ero io. Quella donna possedeva un potere immenso sulla mia mente e sul mio destino, e io imparai lentamente a placarla, quando ci riuscivo. Purtroppo, mi seguiva nei sogni e nei pensieri più segreti, e così mi terrorizzò per anni.
Era per me allora la strega perfida, quella che sa tutto del male, che usava questo male su di me giustificando ogni sua azione. Da lei appresi la verità con cui in apparenza lei stessa non si confrontò mai; che non si sfugge alla sofferenza dell'anima, e che il buio della notte si accompagna quasi sempre alla disperazione.
Ora so la strega della mia infanzia; la mastodontica "Gaetana" che, quando io avevo quattro anni aveva trascorso molti così dei suoi in clinica psichiatrica.
E così, o miei fedeli lettori, avrete così compreso, che in qual tenera età scoprii la triste sofferenza, che dietro l'occhio del terrore, vi era invece il bisogno d'amore, e anziché rimaner poi per questo spaventà, decisi da quel momento studiar il modo per poter così queste anime aiutà.
Grazie, o mia dolce Gaetana, io che ti chiamavo strega e che in altri tempi saresti finita al rogo; sei stata per me la mia musa ispiratrice. Ti vorrei poter stringere, ma chissà dove ora tu sei; verrà quel momento, non so in quale dimensione, o in quale corpo, peso o forma. Ti riconoscerò comunque; ti stringerò allora con tutte le forze che avrò nel cuore, e nel ringraziarti cosa tu hai rappresentato per me, ti darò tutto quell'amore che il bambino di allora semplicemente spaventato non aveva per questo saputo a te donare.
OGNI BENE

N.B.= Gli articoli sono pubblicati con frequenza settimanale
