DE LO SERIAL KILLER

Se vuoi farti venire mal di stomaco, leggi pure qualche biografia di un qualsiasi Serial Killer, penserai di leggere un Horror ed è invece tutta storia vera, a meno che, questo esalti la tua fantasia e innanzi il velo
che anche dietro la tua ombra vi sia quel che si dice: il pungiglione dell'attesa.


Qualche anno fa in uno dei tanti seminari che tengo al venerdì, un giovane sui trent'anni di robusta corporatura, ma di sottile intelligenza, mi pose una precisa richiesta: "Perché nella prossima lezione non ci parli del Male, o più precisamente non ci dici qualcosa sui Serial Killer ?". OK, risposi ad alta voce, la prossima settimana facciamo contento Alberto. Arrivai alla macchina, avviai il motore e mi accesi una sigaretta; strada facendo ero già in profonda riflessione sulla specifica richiesta del mio simpatico allievo. Erano anche i momenti del caso Maso, del mostro di Firenze, del delitto di S.Patrignano, di Ciatti, del caso Stevanin, di Jeffrey Dahmer e tanto per aggiungere Felicetto ovvero faccia d'Angelo, il grande regista della mala del Brenta; la guerra in Jugoslavia e per mettere il pepe e il sale e pure un po' di cannella, gli esorcismi in diretta televisiva di Padre Amorth, e tutto questo non sono altro che miserrimi spicchi, della miserrima condizione umana, vista sotto il profilo dell'aspetto più nero e oscuro del comportamento umano. Proseguendo nel rientro a casa, l'auto se ne andava quasi per conto suo e la mente invece retrocedeva con la velocità di un fulmine ad evocare un episodio che vissi con estrema profondità all'età che non superava i cinque anni, e che, proseguendo con gli anni mi ha dato sempre luogo a gravose e tormentate riflessioni. Oggi si parla molto dei sassi lanciati dai cavalcavia o per fortuna, sino a qualche tempo fa (sappiamo tutti i provvedimenti che sono stati presi in merito), ma io quella macabra esperienza l'ho vissuta più di cinquant'anni fa. Ricordo come fosse ora. Era un tardo pomeriggio di un freddo inverno di febbraio del 1950 (il cavalcavia si trovava ad una cinquantina di metri da casa mia, dove sono nato e cresciuto fino all'età di diciassette anni, taglia i binari che percorrono sia da terra che sopra la strada sottostante che porta da Porta Trento alla Montà e viceversa). Eravamo una quindicina di ragazzi che andava ad un'età che oscillava dal sottoscritto, il più piccolo, fino a salire verso i quindici. Uno di questi prese un grosso sasso, lanciandolo giù verso la strada, incurante di chi in quel momento potesse passare, che vieppiù per quell'epoca, si trattava di gente a piedi o in bicicletta, o qualche rara motocicletta, e ancor più rare automobili per quei tempi si potevano contare sulle dita. A lanciare primo il sasso fu Mauro, quattordicenne, per età e non per meriti guidava in quel momento il gruppo; fece cenno ad altri di seguire il suo folle gesto, e senza nessuna obiezione (o almeno così sembrava), i sassi cominciarono a volare impietosi verso il basso, come a dire: a chi tocca tocca, chi s'è visto s'è visto. Pur essendo il più piccolo d'età, rimasi completamente impietrito ad osservare il susseguirsi dei lanci che avvenivano inevitabilmente senza nessuna riflessione, senza che nessuno si ponesse l'estrema pericolosità che comportava quel gesto insensato. Venne il mio turno, il capo disse: "Questo è un vigliacco, non sa rispettare le regole, tu da oggi te ne starai sempre per ultimo". Avrei voluto reagire, avrei voluto non so neppure cosa, a vedere i miei compagni di giochi come plagiati, semplicemente per paura di essere umiliati come ero stato io; il senso di responsabilità che comportava lanciare sassi dal cavalcavia, veniva completamente assorbito dal bisogno di accettazione del gruppo. "Com'era possibile questo?". I ragazzi pur essendo più grandi di me li conoscevo bene uno per uno; messi in gruppo, in quel preciso gruppo che non era nemmeno abituale, si era formato il cosiddetto branco. Il branco teme il capo, obbedisce al capo, il singolo perde l'unicità, la sottomissione del singolo diventa la forza del gruppo nell'unità rappresentativa del capo. Ebbi inquietudine per giorni, diciamo pure per anni (perché mentre scrivo rivivo lo stesso disagio di allora); avevo visto esercitare violenza senza alcuna ragione e senza alcuna consapevolezza e responsabilità, anche se ero abituato a vedere esercitare la forza, e ascoltare la sera i grandi che raccontavano episodi orrendi de la grande guerra. Quell'episodio mi era entrato in testa come un chiodo fisso, anche se più avanti, alle elementari aprendo il libro de la storia venivo affascinato dai racconti degli eroi come Pietro Micca, Garibaldi, i fratelli Bandiera, l'entrata a Roma dei bersaglieri; in classe si cantava l'Inno di Mameli, e nel vedere sventolare la bandiera tricolore, cadevo, tanta era l'emozione, in trance; e in me si svegliavano o si risvegliavano sentimenti di amore e di giustizia. Ciò che mi scuoteva era il comportamento dei miei compagni e se per questo non di meno dei grandi, di come con la stessa misura si potesse salire a gesti di grande e profonda umanità, così con altrettanta apparente indifferenza scendere in azioni di orribile brutalità e crudeltà. Essendo, come si dice, figlio de la guerra, nato e cresciuto in un ambiente particolarmente ostile (leggi se vuoi DE LO SISTEMA DI DIFESA) fatto di miseria, paura, dolore e disperazione, avevo uno specchio ed una visione, di conseguenza, piuttosto realistica de la vita. Ebbi modo fin da piccolo così di vedere la doppia personalità che alberga in ognuno e cominciai così a guardare con occhio particolarmente attento, le variegate e variopinte espressioni, nel bene e nel male del comportamento umano. In Piazza dei Signori (piazza de la mia città), non avevo ancora dieci anni c'era una bancarella che si poteva comperare o scambiare libri e giornaletti usati, dentro una cesta c'erano i seguenti libri: 'Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr.Hyde, i Miserabili, i Viaggi di Gulliver, i Ragazzi della Via Pal'; visto che non avevo una lira in tasca pregai quasi alle lacrime il signore della bancarella di tenermeli da parte; feci di corsa tutta la strada per arrivare a casa quanto prima, come colto da raptus, raccattai tutti i giornalini che trovai a casa (sicuro che dopo mi sarei impioppato tutte le ire dei due miei fratelli maggiori), ripartii di corsa. "Signore, le ho portato questi per il cambio". "Marmocchio, sei lontano per la cifra, ma visto che sei simpatico, in via del tutto eccezionale accetto lo scambio". La mia naturale sensibilità mi informava in anticipo, come il metereopata avverte il temporale in arrivo, così in egual misura percepivo le eventuali baruffe chioggiotte di quartiere che quasi quotidianamente accadevano con puntualità svizzera. Ci fu un giorno che a pranzo mangiai nervosamente, alle due del pomeriggio sentii gridare dal cortile, mi alzai di scatto e nel giungervi vidi mio fratello più grande letteralmente steso su una parete, spinto con la forza delle braccia di cinque persone, due donne invece tiravano i capelli di mia madre; mi sentii il cuore scoppiare, non avevo più di dieci anni; nel cortile avevamo una specie di baracca, dove i miei mettevano le cose meno importanti, raccolsi una specie di clava e cominciai a pestare con tale forza che neppure sapevo di avere; pestai a sangue da tutte le parti, anche se non mi accorgevo che più pestavo più piangevo, ma alla fine riuscii a scomporre la guerriglia perché il bocia del cortile, aveva sorpreso tutti, me per primo e a questo proposito vorrei riallacciarmi ad un fatto accadutomi una decina d'anni fa. Venne in studio un ceffo, era uno spacciatore; si presentò dicendomi che aveva un caso umano che voleva risolvere con il mio aiuto. La sua ragazza era dedita all'uso di eroina; gli chiesi perché non si rivolgesse al SERT; 'no, noi vogliamo lei'. Mi portò la fidanzata e devo dire che era un fiore di ragazza, alta, mora, bella; inimmaginabile, ma la giovane e bella ragazza, per una delusione d'amore era caduta nella trappola malsana della droga. Dissi subito all'uomo: "Non so il tempo che avrò bisogno", ma se l'operazione dovesse riuscire nel positivo la prima cosa che la ragazza farà sarà quella di piantare lui (visto che l'unica ragione che la ragazza stava al suo fianco era per avere l'eroina e niente di più). Lui mi rispose: "Per me non è un problema, mi sta a cuore solo la ragazza". La terapia durò due anni; ebbi, devo riconoscerlo, un grande sostegno dalla famiglia della ragazza che fecero ogni cosa perché potesse avere il risultato positivo che la situazione aveva richiesto. E così fu.

C'è qualcosa di straordinario che scatta, quando avviene l'auto-guarigione, una sorta di miracolo, anche se poi in verità verrà un giorno che non si parlerà di miracoli, ma di particolari condizioni che fanno scattare la mente, e questo l'ho già potuto constatare in altri casi similari, sia per chi è dedito alla droga, all'alcool, dal tabagismo, nelle malattie di tipo psicosomatico e ancor più straordinario nelle malattie organiche e degenerative. Fui profeta, inevitabilmente la ragazza chiese all'uomo di sospendere tra loro ogni rapporto; la reazione dell'uomo fu molto violenta, nonostante tutto la ragazza era serena, avevo dalla sua parte la famiglia che le sapeva dare tutto il calore e il conforto di cui aveva bisogno. L'uomo non contento allora se la prese con me; telefonate e minacce a tutte le ore, era diventato insopportabile e non c'era verso di farlo ragionare e di ricordargli la promessa fatta.

Apro una parentesi perché mi spiace dirlo, questo rappresenta l'aspetto amaro, il rovescio della medaglia del mio lavoro. Qualche volta l'OMBRA, si carica nella sorte e bisogna esser pronti, maturi e preparati perché a scaldare il fuoco ci si può anche scottare e del fuoco con il tempo si impara ad alimentare il calore e a star lontano quanto basta per non lasciarsi bruciare. L'autore dell'articolo Una domenica di dicembre rincasando per la cena dopo la mia abituale passeggiata, era una serata fredda e buia, a qualche centinaio di metri da casa mia, nel punto più nascosto, vidi avvicinarsi quattro ceffi; ebbi subito chiarezza che quei signori erano per me, capivo che stavano predisponendosi per non lasciarmi via di scampo; gridare non sarebbe servito a nulla, i cellulari ancora non c'erano. Mi incominciarono ad accelerare i battiti, a stringermi la gola e se devo essere sincero mi subentrò una certa paura; mi era ben chiaro che mi sarei preso una bella pestata; il tipo, l'uomo a suo modo voleva vendetta, ma qualcosa mi faceva pensare che la cosa sarebbe andata oltre il pestaggio; per la mia mente passarono in pochi secondi mille pensieri e l'immagine di quell'episodio capitatomi da bambino nel cortile di casa mia, mi passò di colpo la paura; emerse tanta di quella rabbia che in verità non sapevo di avere; di colpo la mente si fece straordinariamente lucida e questa fu la cosa per la verità che mi sorprese di più. Mi si calmò il respiro che divenne molto profondo, intorno a me si fece uno strano silenzio, scomparve ogni forma di paura, anzi per certi versi cercavo persino la sfida; a far scattare la mente fu la precisa sensazione che dovevo vendere cara la mia pelle, dal diaframma cominciò a salire una specie di sibilo che via via si trasformava in un agghiacciante e assordante suono gutturale; mi tolsi di colpo il cappotto, guardai i ceffi uno per uno, il rantolo continuava con tono minaccioso, assunsi una posizione che lasciava ben vedere che non li temevo, vidi chiaramente che uno dei quattro si era intimidito e fece lui un passo indietro, ma notai pure che gli altri tre si erano scoraggiati, forse ero stato presentato come una preda facile, e quella strana reazione li aveva completamente disorientati. Non ci pensai due volte, lanciai una precisa scarpata sullo stomaco del più fragile e partii molto compatto con pugni precisi verso gli altri tre; il più massiccio partì lui con un calcio, ma lanciò il piede troppo in alto, di colpo io mi ero spostato leggermente sulla mia destra, gli sferrai un pugno secco secco sul fianco destro, devo avergli fatto molta bua, perché mi guardò con paura; con sorpresa gli altri dissero: "Filiamo, andiamocene, andiamocene". Tanta era la forza che sentivo da dentro; devo confessare anche un certo appagamento, che stavo persino rincorrendoli, ma il buon senso mi fermò, avevo in fin dei conti raggiunto quello che volevo, andare a casa integro. Se devo essere sincero questo episodio non avrei voluto raccontarlo, se l'ho fatto è solo per un'unica ragione. LA MENTE, il meccanismo de la mente (e credo che a tal proposito si sia compreso ciò che voglio evidenziare di qualcosa che si era messo in moto per il meccanismo di sopravvivenza, anche quello certamente si, ma anche qualcosa di più sottile, di misteriosofico, qualcosa di straordinariamente complesso). E' così che fa del soldato umile un eroe ? E' lo stesso meccanismo che fa smettere di colpo l'alcolista?, il consumatore di sostanze proibite; è lo stesso meccanismo delle auto-guarigioni ? Come c'è il bene, c'è così il male. Nel 1991 si tenne a Padova il 1° Congresso Nazionale del C.I.C.A.P., fu un autentico successo, provenne gente da tutta Italia. Ebbi la fortuna di sedermi sempre in prima fila e sempre vicino ad un simpaticone che proveniva dalla Basilicata. Fu così che tutte le sere andai a cena con lui; di volta in volta si aggiunsero personaggi come il compianto articolista del Giornale dei Misteri Sergio Conti, Cipolla grande esperto in ufologia e altri importanti esperti del paranormale; l'ultima cena però fu piuttosto pesante; ci fu un ospite che non gradiva il mio compagno di fila, perché nella vita faceva il Mago. La ragione: il Mago confessò di fare a pagamento Riti di Morte; la sua difesa fu: "Ma cosa credete voi, non avete idea di quanti sono i clienti che vengono da me con questa precisa richiesta; la moglie che vuol punire il marito perché l'ha tradita o chi perché c'è in ballo un'eredità e la vogliono anticipare e mi dovrei vergognare io, ma si dovrebbero vergognare loro". E così si concluse il congresso del C.I.C.A.P. e delle cene che s'erano assunte al rogo. Come c'è il bene c'è così il male. Ma spesso il male è fonte anche di un percorso di grande sofferenza; la storia di ogni serial killer risulta essere di conseguenza una mappa segnata da soprusi e violenza di ogni genere e specie. La coscienza perde la centralità che dovrebbe avere, l'ago della bilancia si inclina per il trionfo e la gioia dell'Ombra; il sentimento di potenza si innalza a delirio di onnipotenza, il male per il male, uccidere, portare sofferenza, fare della propria vittima magari scelte a caso ma tra le fasce più deboli, il simbolo del riscatto, il canale più appagante di chi per tanto ha subìto, rimanda al mondo quel che ha ricevuto. Come c'è il bene, così c'è il male. Il film degli anni '90, 'Il silenzio degli innocenti', da una mia personale indagine, c'è chi l'ha visto svariate volte, perché il male non solo esorcizza, affascina, non solo scongiura, coinvolge, si riconosce l'Ombra e si rispecchia, anche se in proporzioni decisamente minori. Già in altre occasioni ho voluto sottolineare ciò che è fin troppo evidente; non ci si deve sorprendere che personalità dotate di grande intelligenzia e di notevole cultura, ma con grossi problemi di affettività, agire con comportamenti che non fanno di certo onore, e all'intelligenzia e tanto meno alla cultura, lasciarsi stringere dall'Ombra ad azioni insensate, che tanto una personalità meno dotata intellettualmente e più grossolana non arriverebbe a tanto, e così pure di fare attenzione a non cadere in valutazioni legate all'aspetto fisico (leggi se vuoi 'Le strampalate di Cesare Lombroso'). Ho avuto in terapia figure, diciamo così, angeliche, rassicuranti, con un'Ombra alle spalle decisamente agghiacciante e figure dall'aspetto decisamente spregevole dotate però di straordinaria sensibilità e bellezza d'animo. Spesso nelle lezioni di gruppo del venerdì, per fare esempio di come si possa pensare l'Ombra del mondo, invito i miei allievi ad immaginarsi ognuno come una lampadina, dove con un comando preciso e nello stesso istante ognuno accende la propria Ombra, moltiplichiamo l'operazione per 6 miliardi, a ciascuno la propria immaginazione; la terra cambierebbe colore, l'Ombra si muoverebbe nauseante con sinuosa mostruosità; se questo rappresenta il male, la configurazione del male oscurerebbe anche il sole ed il pianeta cadrebbe nel buio e nel gelido piuttosto che tra fuoco e fiamme del presunto e fantastico Inferno. Come c'è il bene, così c'è il male, ma sono altresì convinto che in ognuno vi sia tanto amore da illuminare il mondo. La via che porterà al cambiamento dell'intera umanità sarà contrassegnata da una società che aiuterà ad esprimere anziché reprimere; ad insegnare ad evolvere anziché intorpidire e terrorizzare; cambieranno le coscienze e una coscienza illuminata saprà tenere testa all'Ombra e trasformarla bensì in energia motrice e le emozioni represse in operosità, in sincerità e creatività. Ognuno si ravveda con animo sincero, a guardarsi in fondo nell'oscuro; l'Ombra è meglio conoscerla che ignorarla. State alla larga da perbenisti e moralisti che a quanto Ombra ne hanno molta da celare, e così pure da certe categorie di idealisti, che per mantenere in piedi certe teorie non sanno più dove andare a parare; meglio essere realisti, il che vuol dire essere veri, un occhio all'Ombra e un occhio alla Coscienza. Il pungiglione dell'attesa resterà chiuso in te la morsa e statene pur certi che l'annunciata Era dell'Acquario sarà in te 'sto modo Regina dei Cieli.


OGNI BENE



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