DE LE PERSONALITA' DOPPIE, TRIPLE, QUADRUPLE E TUTTE QUAL SI VOGLIA.
LA SOFFERENZA IMPAZZITA DE LO BISOGNO DI TEATRALITA'.


Chi mai può misurare fin dove sta la soglia del dolore. Ficcanaso come sono per capirne la misura rischierei di diventare pure masochista, ma per mia fortuna masochista poi non sono, mi limiterò a fare l'analista. Vivo già per questo in mezzo al dolore, e da mattina a sera vedo già la pena e la disperazione, ed è però in vero più che dolore a parlare è la sofferenza perché per il dolore nel rispetto lo lascio al dentista, come quando ero bambino, ti metteva la testa in tra le gambe, e uno, due , tre, con la pinza te strappava il dente; 'cavoli', quello sì che era dolore, te lo ricorderai per sempre. Ecco allora la paura del dentista, per fortuna quello di una volta; io mi occupo in verità de la sofferenza. Essa è come un veleno che ti rode dal di dentro, e se non la sai fermare ti porterà ahimè!, into al capezzale; e non è mai questo che lo archetipo de lo Martire fin là ti voglia trascinare, e neppure a aizzarne la bandiera perché lo Martire dovrebbe essere vissuto come lo insegnamento che ti scava dentro, perché si dice che questo ti piaccia o no: ci sono cose soltanto il dolore ti potrà insegnare. Ma a volte per alcuni la soglia non consente di attraversare il fuoco, a inventar per questo la scappatoia de le multipersonalità. Nessuna condanna per questo, meglio la fragilità e le multipersonalità, piuttosto che un'Ombra macabra o un incallito orgoglio da essere così forte e sordo da portare lo archetipo de lo martire alla fatalità. Voglio ricordare per questo un episodio triste di qualche anno fa, nella persona che chiameremo per comodità Rosita, madre di due figli; separata in malo modo a guerreggiar l'affetto dei due figli, se è meglio quel del padre o de la madre. Solo che in lei, pur essendovi molto amore vinceva però lo rancore; non riusciva ad abbracciar i figli, perché dicevano loro, lei la causa de lor divorzio. Non riusciva a sopportare la interpretazione, ma non riusciva nemmeno a spiegare a loro la vera ragione e a portare nel disagio amore, che nel profondo, in soprattutto voleva. "DEVI TROVAR LA FORZA", le dicevo e lei diceva sempre: "Va bene, quando vado a casa, li stringerò al cuore e gli spiegherò ben bene come sono andate le cose". Invece come apriva la porta si chiudeva in sé. "Guarda che sono figli tuoi, sangue tuo, gioia e dolore tuo, lascia stare lo stupido orgoglio". Intanto deperiva; non sapevo più la soluzione, a invitare i figli ne lo studio neanche a parlarne. "Rosita devi aprire il cuore, non c'è altro da fare". Una mattina sotto mezzogiorno mi chiamò al cellulare; 'sono serena pronta a farlo'. Dopo qualche ora risuonò il cellulare; era il figlio disperato, che nel rientrare a casa si era trovato la madre morta di crepacuore. "Proprio oggi", disse."che volevo rompere la titania del silenzio". Amatevi l'un l'altro, apritevi al dialogo, fate parlare lo core; anziché stringerlo in te 'na morsa, liberate il nodo in te la gola, anziché soffocar la parola, alimentando in te sto modo la rabbia, la malattia, la morte. E' fuori di ogni dubbio che il dolore c'è e la sofferenza pure, fanno parte della vita; ma che vita è mai questa; suona troppo in te sto modo, il din don de la campana. Basta girarsi attorno, basta guardare in ogni dove e a volte senza andare pure altrove, puoi guardarti in te lo specchio e vedere riflesso 'l'ARCHETIPO' de lo martire nel tuo volto il suo triste colore. Per il cristianesimo ne sarà il pungolo, per il buddhismo la ignoranza, per la psicologia i blocchi che se svincolano in te la ombra; quanta fatica a volte per trasformare e dar profondità a la coscienza. Come potrà sembrare effimero allora colorarsi con li UVA, il ciuffetto biondo, magari verde, rosso e un po' arancione; o la pallina in te la lingua; il millimetro di ciccina a misurar quarantanove volte al giorno, ne lo giro vita (anche se per la verità anche in questo vi è nascosto il compromesso de la maschera del disagio per essere,un modo come un altro per pagare meno la taglia e deviar da sé la penosa circostanza che alberga nel cuore e nella testa). La sofferenza non andrebbe mai cercata e tanto meno incentivata; se arriva, arriva e basta; bisogna imparare essere reali, accettare cosa avviene, a trovar però il fuoco de la azione, perché dia maturazione. Ma non è cosa per tutti eguale, per molti fa solo male e basta. Le sofferenze più difficili son quelle che ci portiamo fin da piccoli, che intralciano l'archetipo de lo Eroe (anche se poi, attenzione, una indigestione de l'eroe può portare infrazione, ed avere più un buffone che un'eroe) e dar luogo tutti i tratti e i riconoscimenti; fobìe, nevrosi, comportamenti strani, morbosi e infantili e al trionfo ancor non basta de la psicosomatica alla temibile signora che io chiamo così la schizofrenia e a l'estremo che è la morte. Quando il dolore, anzi la sofferenza, non può più essere gestita da lo inconscio, per disintegrazione di molti Io, la coscienza non può più agire, e per quegli Io che son rimasti, diventare megalomani grandi attori, ognuno ad arrivare a recitare la sua parte nella sua spettacolare arte. Il problema è la patologia 'accadimenti traumatici' che incidono nella realtà di personalità predisposte e a creare ne la regìa la scappatoia per poter andare avanti, così è il fenomeno de le 'personalità multiple', così forti e reali da confondere chiunque. Quel che è peggio, a volerle umiliare, questo non s'ha da fare mai. Bisogna avere particolare attenzione, dar loro prima ascolto, poi tutto il necessario sfogo, accondiscendere la Megalomania impazzita de lo bisogno di teatralità, poi pian piano una per volta, parlare per accompagnarle al lor riposo e a ricercar nel frattempo l'Io Migliore e a sostenerlo per far avere a lui la generale presidenza (leggi per questo se vuoi 'Come ti racconto lo inconscio'). E' un lavoro lento, faticoso, da vero meticoloso; ma ne la accoglienza, come il Padre accoglie il figlio si potrà tentare l'autoguarigione, che non sarà per questo mai totale, ma se sostenuto negli anni consentirà una personalità affascinante, efficiente, creativa e straordinariamente intelligente.


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