L'attimo che entra nel percorso di ogni vita; l'attimo che può avere la forza nel bene o nel male che può far cambiare la vita, è legato al caso o al destino ? Ognuno dal proprio angolo di sicuro avrà da dir la sua, fermo restando che comunque rimane un dato di fatto, perché l'attimo che appare appare, e se a noi sfugge, questo è ben altro affare. William Shakespeare entrerà nel dilemma con Essere o non Essere. L'astrofisico Pacini per la TV si è così esposto: "La vita è un fatto di coincidenze e di trovarsi nel posto e nel tempo giusto". Il mio allievo Vincenzo dirà sempre: "Forse che sì, forse che no". Io che sono esoterista puro vado errando con la solita: "Nulla vien per caso". Da anni, lo cui inizio si è perso nella notte dei tempi, ho potuto osservare che ci sono fatti, accadimenti e cose che seguono una logica precisa a cui la nostra volontà non può far nulla per intervenire se non che prendere coscienza di ciò che ci sta accadendo, mentre ci sono fatti, accadimenti e cose che dipendono vieppiù dal nostro atteggiamento e dal nostro comportamento. Questo mi ha portato alla precisa convinzione che ognuno di noi, all'origine nasciamo con un determinato programma, chiamiamolo se vuoi 'karma' e che all'interno dello stesso vi sia il resto (da non confondere con il libero arbitrio che è ben altra cosa), questo resto è la parte che dipende da noi (vi rimando alla prossima pubblicazione sulla reincarnazione). Io non riesco a pormi sul versante se essere fortunato o essere sfortunato; l'universo intero è basato su delle leggi precise, così l'uomo che non è grossolano avverte la dipendenza, ma l'uomo ancor più libero avverte anche l'opportunità in determinati casi quanto può essere importante la preparazione, la lucidità, l'autostima, la prontezza e la libertà di pensiero. Mi spiego meglio, da bimbetto, parlo degli anni '50, vidi un film che ora non ricordo il titolo; al ragazzo protagonista del film gli venne dato in dono una pietra verde; con questa pietra verde dotata di poteri magici, poteva fare molto e sentirsi protetto. Qualche giorno dopo nei miei avventurosi giri in bicicletta verso la Montà, sul braccio del Brenta che scorre tra la campagna e la ferrovia, vidi sul letto del fiume una magnifica pietra verde; rischiai di annegarmi per poterla prendere, ma mi ritenni fortunatissimo di averla tra le mie mani. Quella pietra verde non la feci vedere mai a nessuno. Finì la scuola, ero alla 5^ elementare, il 13 giugno nella mia città si festeggia S.Antonio, è una grande festa sentita fortemente, dove arrivano anche devoti da tutto il mondo. In Prato della Valle arrivano le giostre, scatenato come ero saltellavo da una macchina a scontro all'altra; d'un tratto mi sentii gelare, misi di colpo una mano in tasca, la mia pietra verde non c'era più; mi sentii mancare peggio della peggior mazzata, il mondo sembrava che dovesse inghiottirmi; cominciai persino ad aver paura, tanto era quello che lasciavo trasparire, che per non farlo vedere ai miei compagni mi andai di corsa a nascondere dietro ad una giostra. Cercai di calmarmi, di ritrovare me stesso, quella pietra mi aveva accompagnato nel segreto per tutte le scuole elementari ed ora di colpo ero solo con me stesso; piansi, ma poi il respiro ritornò normale e ripresi fiducia in me stesso. Dissi: 'La pietra mi ha lasciato, è tempo che ora cammini con le mie gambe'. Feci un profondo respiro, tirai su il torace e ritornai dai miei compagni più forte di prima.
Negli anni '80 ero, come ho ricordato altrove, dirigente dello SPARTAN CLUB, la prima palestra della mia città che aprii nel 1972. Per cercare di animare gli allievi, istituii una gara inter palestra di Squat, il che consiste di caricare il bilanciere sulle spalle, flettere le gambe e risalire aumentando di volta in volta il peso del bilanciere. Fu un evento straordinario perché a quella gara, se avessero potuto farlo avrebbero partecipato anche le formiche La ragione, la carica emotiva che traspariva da ogni dove, posizionato il bilanciere, predisponevo un ragazzo per parte del bilanciere, io stavo dietro all'allievo con le mani che sfioravano le ascelle, ma a viva voce li sostenevo con tutta la forza che avevo dentro; a fine esercizio ad ogni atleta la palestra si fermava per applaudire di volta in volta. Nessuno voleva più perdersi quel poderoso applauso e probabilmente anche tutto il fiato che spendevo dava fiducia, li aiutava a crescere e credere in se stessi. I quintali giravano come mosche al miele e la soddisfazione era grande; la carica dei guerrieri era al massimo e massimo fu pure il risultato. Si creò un sodalizio forte, carico di amicizia, calore e stima. Oggi molti di quei ragazzi sono in buona parte tutti professionisti affermati; chi è astronomo, chi insegnante, chi medico, chi avvocato; chi ha fatto carriera politica, chi si è inserito in qualche attività professionale, chi in attività di vario genere, e spesso volentieri quando giro per la mia città, a vedermeli dritti e fieri devo riconoscere che è una bella soddisfazione. Non siamo tutti Napoleone, abbiamo spesso e volentieri bisogno di essere sostenuti; una parolina al tempo giusto può fare miracoli, come è vero pure il suo contrario. Una cosa è certa, la fiducia in se stessi è determinante e questo non mi stancavo mai di ricordarlo ai miei allievi di allora, così ai miei assistiti di oggi. Le prove della vita sono nel quotidiano, accettarle fino in fondo è prova di coraggio e di maturità, datevi per primi forza e autostima, la fortuna se vogliamo chiamarla ancora fortuna vi sorriderà. "Ma un occhietto aperto alla Dea Fortuna lasciamolo sempre nell'attesa, perché io dico sempre: 'Non si sa mai', come l'altra notte uscendo dal piano bar di Giorgio (personaggio pure lui). In riviera Mugnai le auto avevano in bella mostra sul parabrezza il foglietto giallo per quel che si dice divieto di sosta, giunto alla mia macchina Francesco che non ne perde una, con la sua solita aria da sornione, eccolo il solito fortunato, ed io piuttosto compiaciuto e perché no, qualcuno dirà che ho avuto culo, ma ho imparato anche a non voltar mai le spalle perchè a diventare rigido e acido è come spegnere qualcosa che dà alla vita un pizzico di mistero. Mia bella Dea Fortuna sei sempre ben gradita, sarà anche banale ma non sarò io di certo a lasciarti fuori dalla porta".
OGNI BENE