IL TRAINING AUTOGENO

Così come è stato a me insegnato dallo psichiatra Prof. Luigi Peresson nel 1979

Scrissi questo articolo per conto della rivista sportiva a carattere nazionale LINEA & SPORT
Ed. 1979 N° 1 pag. 7-8-9

Per metodo e impegno in quella occasione il Professor Peresson mi fece Membro d'Onore del
C.I.S.S.P.A.T. per aver contribuito a diffondere il Training Autogeno a livello Nazionale.

Mario Cecchinato Sono grato al caro amico Bruno Piccoli di consentirmi di presentare ai lettori di Linea & Sport, questo mio nuovo lavoro. In varie occasioni ho sottolineato l'importanza che la cultura fisica riveste nella mia vita, anzi, a proposito, ciò è risultato fonte di un mio recente articolo su Vigor. E' quindi ovvio, che la vicinanza a questa disciplina mi spinga oltre che emotivamente anche intellettualmente ad accostarmi a problemi che con essa vive in misura perfettamente paralleli. Infine, quello che poi tengo di più ad evidenziare è che tutto quello che porto alla luce è spinto, come dicevo prima, puramente dalla passione e dall'esperienza, intendendo dire con ciò di non essere un culturista intellettuale che vive la C. F. a tavolino, ma proprio come uno di tutti voi, che ne divide le stesse esperienze, gioie, sacrifici, ed è proprio da questo insieme di ragioni che vi propongo all'attenzione questo mio nuovo articolo e cioè il "Training-Autogeno". Il presentare questo nuovo lavoro non è certo cosa semplice, alle sue spalle stanno a monte centinaia di problemi che per svilupparli ed analizzarli tutti ci vorrebbero diversi articoli, dovrò quindi sintetizzarvi il discorso presentandovelo nella sua immediatezza e circoscriverlo proprio nel punto in cui a noi più ci interessa per la nostra salute e per il conseguimento al successo della nostra attività sportiva. Viviamo oggi una vita travolgente, oserei dire sfuggente, ritrovare la calma, la felicità delle cose semplici, sembrano fatti appartenenti a visioni puramente utopistiche. Eppure l'uomo moderno altro non desidera che vivere in pace ed in armonia con se stesso e con il mondo che lo circonda, ma questo miraggio sembra essere bersagliato in ogni momento ed in ogni circostanza: la radio, la televisione, il caos cittadino, lo squillo telefonico, le pareti senza verde dei condomini, scatolette senza fine, vere e autentiche barriere di contatto umano. Tutto questo insieme di ragioni e altro, portano inevitabilmente sempre più l'uomo alla deriva. L'uomo del passato poteva nei suoi limiti reagire all'ambiente quasi subito immediatamente allo stimolo che ne veniva fatto richiamo e se non reagiva subito poteva reagire immediatamente dopo; non esistevano conflitti interiori perché svanivano e sfumavano nel loro stesso insorgere e qualora vi fossero non rappresentavano di certo un problema di massa. L'uomo attuale non riesce ad essere libero, ogni suo spostamento può significare vittoria o frustrazione, gioia o angoscia, tutto gli viene misurato con il metro della competitività, la natura suo habitat naturale le viene tolta per essere distrutta dalla morsa della civiltà. Guidato, stritolato, schematizzato, tutto all'insegna della rapidità in un mondo sempre più tecnologico e scientifico. Ma se il mondo cambia, l'uomo rimane sempre uomo.

Ed ecco da ciò il nascere delle malattie cosiddette moderne e dai disturbi cosiddetti conflitti. Insonnia, ansia, depressione, paura ne sono i sintomi più frequenti e siccome viviamo l'era scientifica e tra l'altro anche l'era del consumismo, ecco che non poteva di certo mancare la pillola del miracolo; c'è la pillola per il mal di pancia, quella per digerire, quella per il depresso, ma sappiamo bene che non è con la pillola che si risolvono certi problemi e se la pillola ha i suoi pregi, ha anche i suoi difetti come quelli dell'intollerabilità e dell'assuefazione.

Lo sport, vero mezzo di salvezza a tanti problemi, non lo si è lasciato salvare dalla contaminazione dell'era moderna; l'atleta che si avvicina ad una disciplina deve vestire anche quella del super. L'agonismo puro è scisso in mète sempre più inavvicinabili in "essere o non essere" e quindi ogni atleta agonista vive il suo apocalittico dramma bloccandolo proprio quando dalla libertà delle sue azioni potrebbe esprimere tutto se stesso in una sua più integra personalità; di qui tutte quelle reazioni psico-fisiche che accennavo prima, paura, ansia, depressione. Il fenomeno non perdona, può essere sia individuale che collettivo.

Quante volte vediamo un gran campione superarsi nelle prove e cedere invece proprio nel momento più importante, cioè la gara. Quante squadre di calcio o di pallacanestro, tanto per fare alcuni esempi, perdono con squadre di capacità lungamente inferiore alle loro reali possibilità.
Il problema nell'ambiente sportivo non è che non sia sentito o sottovalutato nella sua complessità, troppo alto è il prezzo che ne paga, sia l'atleta che la società rappresentata; e molti sono i sistemi di ricerca impiegati per superare questo grosso handicap, dalla pillola allo yoga, ma ciò che attualmente sta dilagando con grande successo è un particolare sistema di rilassamento, di facile apprendimento e di grande adattabilità e in cui risulta non avere nessunissima controindicazione, diciamo quindi che ciò rappresenta la formulazione ideale, il primo che applicò tale sistema nell'ambiente sportivo fu il dottor Naruse medico giapponese che in occasione delle Olimpiadi di Roma ebbe gran successo sugli atleti della propria nazionalità e che finite le Olimpiadi, al suo rientro in patria ne diede applicazione a livello nazionale.

Quello che il dottor Naruse aveva sperimentato con gran successo altro non era che il metodo di auto-rilassamento dello psichiatra medico tedesco Johannes Feirich Schultz (1884-1941) avvalendosi degli studi del Dottor Oskar Vogt studioso del sonno ipnotico, e sulla osservazione dei lavori che Sigmund Freud stava portando a termine nel campo della psicanalisi (1908-1919) gli permise di mettere a punto perfezionando l'insieme delle sue ricerche ideando e formulando il sistema del Training-Autogeno.

Tale metodo ha quindi più di settant'anni e un merito particolare va al Dottor Naruse per aver intuito per primo le possibilità di tale sistema che oggi, come dicevo prima, gode con successo di applicazione mondiale.

Che cos'è quindi il Training-Autogeno ? Diciamo che può essere definito come un allenamento all'autorilassamento passivo, sotto questo nome infatti, va tutto un insieme di tecniche psico-terapiche fondate sull'autodistensione da concentrazione. Partendo da un rilassamento a livello muscolare si riesce dopo un certo periodo di Training ovvero di esercitazioni, ad intervenire positivamente sulla funzionalità muscolare, sull'attività cardiaca e polmonare, sul sistema neuro-vegetativo e perciò a controllare e ripristinare il funzionamento di organi sui quali si scaricano le tensioni e i conflitti psichici.

Prima di iniziare ad illustrarvi il T.A. consentitemi di portare alla luce un mio episodio che ritengo molto significativo. L'osservanza di questo fatto mi portò a rivedere completamente il mio sistema in un momento della mia vita reso così caotico dai miei stressanti impegni aprendomi un nuovo spiraglio e regalandomi valori così profondi da capovolgere completamente l'atteggiamento verso la vita e il mondo che mi circonda.
Tre anni fa vennero ad iscriversi nella mia palestra due ragazzi di vent'anni e subito potei notare la grande differenza che esisteva tra loro nel modo di presentarsi. Uno era pacato, parlava con molta calma, l'altro invece era un vero fascio di corrente elettrica; ricordo questo particolare perché masticava gomma americana con la bocca completamente spalancata, il che, debbo sinceramente dire, mi dava piuttosto fastidio; contemporaneamente fumava nuvoloni di fumo e non stava mai fermo con i piedi. Nell'eseguire successivamente gli esercizi si poteva notare una eccessiva rigidità nei movimenti accompagnati da scatti non certamente normali anche se è normale vi sia un po' di imbarazzo a livelli della prima seduta, che certamente aveva anche il suo amico, ma che riusciva a contenere piuttosto bene, con l'andare del tempo ebbi modo di conoscerlo meglio, faceva il disegnatore come il suo amico, che a differenza stava facendo notevoli progressi.
Il suo atteggiamento eccessivamente agitato verso il lavoro, verso l'ambiente e la società, gli procurava un continuo affanno che gli rendeva tutto più difficile e complicato, ed era portato così a spremersi senza ragione dando il doppio e ricevendo meno della metà. Il suo problema di ordine psicologico era ormai abbastanza chiaro. Lo invitai a farsi una visita specialistica, il risultato era: distonia neuro-vegetativa. Gli venne prescritta una cura a base di ansiolitici, ma debbo sinceramente dire che preferivo, anche se momentaneo, il suo atteggiamento di prima perché, anche se eccessivo, era più vero, che a differenza si dimostrava mezzo intontito, vago.
Mi sono sempre interessato di pscicologia, ma solo in quel periodo ebbi modo di scoprire il T.A. e decisi dopo averlo studiato a fondo di consigliarglielo.
Era un po' restìo ad accettarlo, ma per la fiducia che nel frattempo era sorta tra noi decisi di iniziare il metodo. I risultati cominciarono a farsi vedere già dopo soli due mesi,e portandovi per ragioni di spazio alla visione finale, cioè un anno dopo, la sua metamorfosi era veramente un fatto eccezionale. Il suo atteggiamento di calma, la sua sicurezza, la sua voce, il suo aspetto esprimevano più maturità, soddisfazione, salute.
Per me aver osservato la parabolica della trasformazione, se così posso esprimermi, era forma di studio e di meditazione ed anche di grande soddisfazione.
Adottando tale metodo si era accorto che poteva, nella vita del lavoro e nello sport, dare molto di più e non che fosse meno impegnato di prima, l'atteggiamento sereno verso la vita di calma interiore si esprimeva in continue conquiste verso la gioia di vivere, nella gioia di dare, nella gioia di essere, per la sua semplice scoperta o riscoperta ai valori umani cui la brutalità della società moderna non può cancellare, ed è quindi un dovere di ognuno di noi far sì che ciò avvenga sempre di meno, e solo allora, solo allora potremo dire di essere veramente liberi per un mondo migliore sempre più maturo e consapevole, teso in un unico grande fine che è rispetto e amore per la vita ed a chi ce l'ha data.
La disciplina sportiva praticata con semplicità ed intelligenza, sapendone cogliere le possibilità che essa offre può rappresentare questo concetto che è poi la base del mio credo e per cui mi batto in tal senso attraverso le pagine di questa intelligente rivista.
Dalla nascita del T.A. di Schultz molti sono stati i medici che hanno dato del testo originale la loro personale interpretazione.
Io mi permetterò di indirizzarvi, tra i tanti, quello che a mio modesto avviso sia il più bene interpretato per noi italiani, e che ha dato a circa 20.000 atleti del nostro paese dei risultati addirittura spettacolari.
Si tratta del metodo del Professor Peresson che tra l'altro ha seguito la squadra azzurra nel campionato invernale 1973/74 di sci e che in quel periodo vinse quasi tutte le coppe tanto da essere denominata valanga azzurra.
Il Professor Peresson di cui ho la grande fortuna di conoscere personalmente, e che in questa occasione desidero ringraziare attraverso le pagine di questa rivista, per la paziente e continua bontà con cui ha permesso di approfondirmi in questo difficile ma affascinante campo del Training-Autogeno. Oggi egli dirige il Centro Italiano Studio e Sviluppo Psicoterapia e Autogenes Training e a mio modesto avviso è oggi il più autorevole in questo metodo in campo mondiale. Il suo metodo è frutto di molta pratica e di intuizione personale e la facilità di apprendimento sta alla base del suo successo. Il metodo del Professor Peresson si chiama: Psico-Training e ci si avvicina nelle tre posizioni base che sono:

1) Posizione del cocchiere

2) Posizione della poltrona

3) Posizione di decupito supino

Io vi consiglierei la terza posizione che è la più facile, in seguito quando avrete più esperienza potrete ricorrere per comodità anche alle altre posizioni.
E' stato calcolato in due mesi circa l'apprendimento, risultati compresi; non desidero inoltrarmi oltre anche perché chi era a Verona il 30 settembre scorso in occasione dei Campionati Nazionali, avrà avuto modo direttamente di sentire la viva voce del professor Peresson che ha avuto la bontà di seguirmi per illustrare ai presenti i vantaggi della tecnica del T.A. nel mondo dello sport e la sua vasta utilizzazione.
Il Professor Peresson ci ha detto di dimostrarsi felice di collaborare con la nostra associazione attraverso Linea & Sport per l'entusiasmo ricevuto e la serietà dei nostri intendimenti.
Con i prossimi numeri della rivista svilupperemo quindi la tecnica del T.A. direttamente spiegata dal Professor Peresson.



OGNI BENE





IL TRAINING AUTOGENO NELLO SPORT

Per sua voce e per mio pugno



Prof. Luigi Peresson Il Training Autogeno non è più una 'sigla' nota ai soli pochi…addetti ai lavori, chè, in questi ultimi anni, esso, grazie anche alla diffusione operata dai grandi mezzi di informazione, è diventato familiare a vaste masse di pubblico e, non ultimo, a quello sportivo. Si tratta di una tecnica pragmatica a punto di partenza mentale che, messa a punto dal neurologo e psicologo tedesco J.H. Schultz sin dagli anni venti, si è venuta diffondendo in tutto il mondo civile tanto da costituire, oggi, una vera e propria psicoterapia per la cura di turbe funzionali e di vere e proprie malattie psicosomatiche. I presupposti fisiologici su cui si fonda il metodo, sono, in sostanza, rappresentati dal principio della "commutazione passiva", cioè di quel particolare stato psicofisiologico caratterizzato dalla più completa passività mentale che consente al cervello la produzione di ritmi alfa 'fusati' per una migliore sincronizzazione neuronale, anche rimanendo del tutto 'svegli', cioè presenti a se stessi. Le sperimentazioni cliniche effettuate in questi ultimissimi anni, difatti, hanno dimostrato che un soggetto il quale si sia venuto sistematicamente allenando al Training per un ragionevole periodo (stimato, in media, in due mesi o poco più), è in grado di porre, per così dire…in riposo il proprio cervello, e conseguentemente, di 'comandare' al proprio organismo riarmonizzandolo nelle sue funzioni e rendendolo più 'docile' ai propri comandi. Di riflesso, anche l'apparato psichico si 'distende', cioè…impara, per così dire, a reagire con minor coinvolgimento emotivo allo stress cui è costantemente sottoposto. Una tecnica, dunque, che ciascuno dovrebbe apprendere come momento psico-profilattico per meglio affrontare la vita di ogni giorno con la necessaria serenità; per una più alta ed intelligente 'resa' nelle proprie attività; per realizzare un rapporto più dinamico e genuino con la realtà che ci circonda. Training significa allenamento; autogeno: che si genera da sé.

Si tratta, quindi, di un allenamento mentale che esclude ogni sforzo volitivo ed ogni intenzionalità. Si tratta, in pratica, di un'opera di "rieducazione" della mente che da uno stato di eccitabilità deve essere allenata a porsi, in qualunque momento lo si desideri, in uno stato di passività e di riposo. Un allenamento che impegna il soggetto per pochi minuti al giorno e che, se seguito da una guida esperta, dà al soggetto che lo pratica con costanza nel tempo, ampie possibilità di riarmonizzare la propria vita sia nelle sue funzioni organiche che psichiche. Dire della necessità che tutti abbiamo di 'scaricare' l'ansia e la tensione, è superfluo tanto ciascuno è toccato da vicino da questo problema. Vorrei solo aggiungere che ciò che spesso cerchiamo mediante lo psicofarmaco, noi lo possiamo conseguire con il Training ed in modo più costante e definitivo ! Non fosse che per questo aspetto, la tecnica di Schultz merita di essere fatta conoscere a masse sempre più estese iniziando sin dai banchi della scuola primaria come le esperienze condotte in molti Paesi del mondo stanno ampiamente a comprovare. La tecnica si compone di una serie sistematica e coordinata di esercizi mentali che hanno lo scopo di realizzare da prima una distensione muscolare (ipotonia) per passare poi ad una regolarizzazione vasale (iperemia), cardiaca, respiratoria, addominale e, da ultimo, cefalica (esercizio della fronte fresca). Come già ricordato, nell'arco di qualche mese, il soggetto ottiene uno stato di distensione fisica, di passività psichica, di calma, di benessere sempre più completo e generalizzato. Naturalmente il Training Autogeno è solo apparentemente facile: esso, utilizzando un processo di somatizzazione che passa per le vie organiche per ottenere un'azione psichica, esige la guida di un terapeuta competente, cioè che abbia non solo una formazione teorica approfondita ma che abbia lui stesso seguito una formazione pratica ed esercitato un training didattico. Difatti il Training Autogeno non è semplicemente una distensione psicofisica (anche se questa rappresenta l'aspetto più immediatamente rilevabile dal soggetto che lo pratica), consentendo esso globali modificazioni dell'unità psicosomatica tanto che, ad esempio, nei disturbi psicosomatici l'allenamento autogeno riesce a vincere anche in tempi brevissimi la sintomatologia e a ridare l'equilibrio e serenità al soggetto. Per venire allo sport, l'applicazione del Training Autogeno in questo campo, è cosa di questi ultimi anni.

Il primo che se ne è interessato a fondo, è stato il giapponese G. Naruse il quale, basandosi sulle esperienze di 125 atleti che avevano partecipato alle Olimpiadi di Roma nel 1960, trovò che quasi tutti avevano provato varie manifestazioni di tipo psico-reattivo come paura di esibirsi, ansietà, tensione, affaticamento. E' particolarmente significativo che solo il 20% di quel gruppo di atleti tentò di fare qualcosa dal punto di vista psicologico, senza peraltro riuscirvi pienamente per ignoranza di un metodo adatto. Gli altri fecero appello solo alla loro forza di volontà e all'allenamento atletico, senza, però, ottenere alcun apprezzabile risultato. Naruse, fondandosi su queste esperienze, applicò successivamente il Training Autogeno a 56 atleti che presentavano la cosiddetta 'paura d'esibizione' (molto comune nel mondo degli sportivi). I risultati furono davvero eccellenti !

Da quel lontano 1960, dunque, il Training Autogeno fece il suo… ingresso ufficiale anche nel mondo dello sport ove oggi trova larga diffusione e vaste possibilità applicative. In Italia, le prime esperienze in tal senso vennero condotte dal Dr. Giuseppe Calderaro di Roma e da chi scrive che, nella stagione 1973/74, allenò al Training un folto gruppo di atleti della squadra nazionale azzurra di sci che si stava preparando ai campionati mondiali ove, come noto, riuscì vittoriosa tanto da meritarsi l'appellativo di 'valanga azzurra'! Oggi non c'è atleta di rilievo internazionale che non pratichi la tecnica di Schultz con notevoli vantaggi personali e di squadra. Naturalmente il Training non rappresenta certo la 'bacchetta magica' per risolvere ogni nostro problema e meno che mai i mali che affliggono lo sport nazionale! Esso costituisce solo un mezzo di grande interesse pratico per consentire allo sportivo di dare veramente tutto ciò che può dare. E se si pensa che le competizioni sportive richiedono, oltre alla preparazione fisica, anche e specialmente una buona dose di calma, di serenità, di freddezza e distacco, tanto per ricordarne alcune, non è affatto esagerato affermare che il Training Autogeno, consentendo sicuramente di raggiungere tali traguardi, dovrebbe figurare d'obbligo nella preparazione atletica sia dei singoli che delle squadre. Se ne avvantaggerebbero gli sportivi e lo sport !

Posizione del cocchiere Posizione della poltrona



























Foto sopra: posizione del cocchiere (a sinistra), posizione della poltrona (a destra)


Foto sotto: posizione decupito supino

Posizione decupito supino



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