SEMPLICI RIFLESSIONI

Tavola trentaseiesima


IL GRANDE CAMBIAMENTO
Quand'ero bimbetto, il che vale a dire non più
di 6-7 anni, nel mio quartiere prima che vi
costruissero tutte le case nei campi ancora
liberi, ogni anno si faceva la festa della
bandiera rossa con falce e martello;
c'era per questo un gran da fare, una grande
animosità, un andirivieni perché tutto il
quartiere si mobilitava, ognuno a modo suo
voleva portare il proprio contributo ed io
mi sentivo agitato ma non coinvolto,
in modo particolare poi quando arrivava
al microfono l'onorevole di turno che
gridando a più non posso aizzava i
presenti in una specie di apoteosi senza
fine ma percepivo anche tanta rabbia.
"Siamo in otto milioni, noi comunisti
cambieremo il mondo"; ed era una
rabbia vera, tanto da trasfigurarne i volti
e questo mi faceva paura, ma mi suonava
anche: "Quello che hanno i ricchi sarà
nostro"; questo ritornello non mi
appagava, non mi dava pace; mancava
qualcosa che non capivo; percepivo e
vedevo la cosa come semplicemente
un cambiamento di barricata,
'noi al posto loro'; nel mio cuore di bambino
povero non era così che percepivo il
senso di giustizia, 'non è cosa buona'

Quando poi si parlava di quelli con la
camicia nera, io per riconoscerli dicevo,
quelli con il grugno, quelli che
vogliono comandare, 'non è cosa buona'

Quando poi si parlava di quelli della
Chiesa, vedevo che i preti con i poveri
assumevano un atteggiamento di
autorità; con i ricchi erano scivolosi,
leccosi, in poche parole dei leccaculi,
'non è cosa buona'

Eccomi qua mezzo secolo più avanti,
forse mi porto appresso gli stessi
occhi del bimbetto perché la politica
la vedo ancora allo stesso modo

Di politica non mi sono mai interessato,
non ne capisco nulla; la guardo con l'unico
modo che osservo le cose della vita
'La psicologia' e un tentativo per la
verità di capirne qualcosa onestamente
l'ho fatto (leggi per questo se vuoi:
Come ti racconto lo inconscio).

Per questo sento che siamo ancora molto
lontani, per una organizzazione politica
a misura d'uomo, ma quel giorno verrà;
una idea me la sono pure fatta, se mi
leggerai tra le righe ne potrai cogliere
il senso

La politica o meglio il politico non sarà
più il simbolo del potere, non sarà più
io cittadino, ti demando e tu mi comandi,
ma, io ti eleggo e tu amministri.
Il malaffare, i raggiri di partito o dei partiti
non potranno più agire allo stesso modo:
'Tutto può accadere, tutto può avvenire'
e questo nel bene o nel male perché
meno di cinquant'anni ogni cosa della
politica sarà alla luce del sole, la via
tematica ne sarà il portavoce; tutto sarà
verificabile e non sarà più questione
di essere a dx o a sx o al centro, ma
legge dell'uguale.
Il cittadino, l'uomo di questa terra,
di questo mondo sarà il cuore della
politica che avrà un'unica bandiera,
quella del bisogno e della giustizia

Posso pensare che nel leggermi mi
troverai forse un po' vanesio,
stai tranquillo che vanesio poi non
sono; se in questi ultimi cinquant'anni
l'uomo ha cambiato il mondo,
nel senso che ha inquinato i cieli,
la terra, i mari, così rapidamente con
l'inoltrarsi dei prossimi cinquant'anni
l'uomo nuovo cambierà se stesso,
di quel che era prima non lo sarà
mai più nel dopo

Voglio portarti per questo a delle
piccole osservazioni.
Da piccino mia madre mi accompagnava
alla stazione ferroviaria della mia
città a vedere gli ultimi taxisti del
Tempo che erano ancora in funzione;
cavalli e carrozzine, a fianco le
prime vetture di colore nero e verde.
A otto anni vidi per la prima volta
la televisione ma non dimentico di
essere nato nell'anno della bomba
atomica, l'invenzione più distruttiva
in nome della civiltà e del progresso,
ma crescendo ho visto anche la conquista
della luna; il divorzio, la chiusura dei
manicomi ( anche se poi non si è fatto
molto nel supporto di strutture di sostegno
ma la scienza, la società ha incominciato
a guardare il malato di mente come un
essere umano e non come un invasato da
satana che fa paura e da non toccare e
per questo da emarginare); uno spazio
crescente per gli omosessuali che spesso
e volentieri, prima quando erano,
diciamo così scoperti, finivano in
manicomio come tremenda malattia o
meglio come vergogna, quando la chiesa
ne potrebbe essere il vessillo e già che ci
siamo il grande cambiamento delle
chiese che non reggono più al passo
della storia ed è di questi giorni il grande
cambiamento storico, non ci si arruola più,
per difendere la patria si assumono lavoratori,
lavoratori della guerra per difendere il
territorio, una specie di mercenari,
i mercenari di ogni tempo, ma il tempo di allora
non sarà più il nostro tempo.
Cambieranno i valori, cambieranno le pretese;
l'inno dei bersaglieri sarà per il nostalgico
un fatto vieppiù folcloristico, ora
semplicemente una busta paga; in poche parole
il mondo che sta cambiando con una velocità
senza eguali e che non ha riscontro in altre
epoche e nella stessa misura contraria,
il mondo in decadenza ma alla svolta del
più grande cambiamento e tu mi insegni
che quando una civiltà muore è segno che
ne rinasce una di nuova; in un modo o
nell'altro fatti, accadimenti e cose
accadranno per dar luogo alla 23°ma
civiltà e al sesto uomo della storia.

Tra la morte e la rinascita vi è il sorgere
dell'Era dell'Acquario; tentiamo pure
di dare una data, '1975' che porterà ogni
uomo della terra alla presa di coscienza
ovvero, scusate il gioco di parole,
ad aver coscienza della propria Coscienza
e sarà in questi termini che l'Uomo Nuovo
cambierà il mondo; gli eventi lo indicano,
gli eventi lo vogliono.
Oggi siamo spettatori e fautori dell'insieme,
andiamo avanti fiduciosi, forse pagheremo
lo scotto del cambiamento, ma se ne
comprenderai l'evento, bè, direi che è un
fatto veramente straordinario



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