"Ogni domanda esige una risposta. Ognuno allora si risponda come crede o voglia. Ma innanzi all'immensità ognuno si apra pure al silenzio e all'abbandono, può essere che la risposta non abbia più bisogno della domanda".
Non so se esista da qualche parte una banca dati che possa quantificare veramente quante, tra grandi e piccole, siano veramente le religioni di questo mondo, e già che ci siamo, includiamo pure sette e movimenti.
Recentemente ho letto che solo in India ve ne sono più di cinquemila. La domanda credo allora debba essere posta; sia per l'uomo ateo ma colto, ma ancor più per il credente: "Perché allora tutte queste religioni ?".
Per tentare di dare una risposta a questo difficile quesito credo sia utile fare marcia indietro alle origini della vita, giocando un po' con la fantasia, meglio magari tentando di scendere nella memoria arcaica (viva ma dormiente), depositata in tutti noi.
Cosa farebbe mai allora un uomo, per la verità più scimmione che uomo alle origini, nel guardar il mondo con le sue limitate condizioni di esperienza e conoscenza ? Mi vien proprio da pensare che le prime reazioni, a vincere fosse più la paura che il passo allo stupore e alla meraviglia (componenti queste che aprono al Mistero).
Il contatto diretto con Madre Natura, privo di qualsiasi esperienza, a girovagar come uno zombi a mani nude e senza alcun riparo, penso vi fosse allora ben poco da sperare.
Il primo meccanismo a entrare in gioco di sicuro sarà stato l'istinto, ma di fronte e innanzi ai giochi della natura, al sorgere del sole e al calar della luna, al terremoto sotto i piedi, al dilagar delle piogge, ai tuoni, fulmini e temporali, non esisteva almeno così credo il meteorologo Giuliacci a informare l'uomo sulle condizioni del tempo, si sarà di conseguenza seduto così a terra a chiedersi: "Ma cosa mai succede, dove cavolo mi trovo, che ci faccio io qui ?".
(Che siano poi queste le domande che l'uomo arcaico si ponesse o no, ma lì si era trovato a vivere, piacente o meno).
Pian piano di sicuro a imparare a cercarsi un riparo, a difendersi dalle belve, e forse ancor più dai suoi simili, ma comprendendo anche che tutto sommato, in gruppo si poteva vivere meglio.
Ma a questo punto, chi farà il capo ? Perché di sicuro questa condizione sarà così emersa. Allora giù botte da orbi per stabilire chi di loro fosse il più forte, per essere degno di rappresentare l'impegno. Di sicuro la sola forza del capo doveva essere sostenuta e distribuita con una figura di maggior esperienza ed ecco apparir all'orizzonte la figura del vecchio saggio, che a sua volta non potendo star lì tutto il giorno a sanar il mal di pancia e le numerose ferite, ecco spuntar così la figura del soccorritore, ovvero sia, il primo guaritore.
Quando allora le avvisaglie ad un concetto più astratto o meglio dire un concetto superiore ?
Sicuramente al richiamo di una idea superiore, a farlo scattare sarà stata per prima la 'PAURA', perché neppure il capo con tutta la sua forza ma puranco per la sua impotenza, il saggio con le sue conoscenze, il guaritore con tutti i suoi intrugli, sapevano tenere banco al succedersi del tutto, dimostrandosi e dimostrando palesemente i loro limiti (cosa che ci portiamo dietro 'diciamolo' pure ai giorni nostri; quando spunta la paura spunta fuori pure la 'FEDE'. Quando allora, mi domando, verrà il giorno, più che adorare un Dio per la arcaica paura, si amerà il Padre per un livello più alto, quello evolutivo? Senza per questo cadere in atteggiamenti da salame, ma piuttosto con dignità e coraggio, senza più quel leccaminoso genoflettersi; nella luce e nell'amore perché questa è la volontà di chi presiede).
Ecco che allora qualcuno avrà cominciato a guardar le cose della vita e le meraviglie del creato con i segni dello stupore e della meraviglia (componenti queste che aprono al mistero) e sempre meno con quelle della paura e che cosa di più grande, di più immediato, se non a guardar il Sole e interpretarlo come il Padre.
Il Sole è come la vita; nasce, vive e muore ed è visibile a tutti (sta lassù nel cielo), esso dà luce, calore e può essere interpretato di conseguenza come espressione di energia, nutrimento, 'AMORE'.
Va da se che il riaccendersi del (DIO) Sole era probabilmente interpretato come il riaccendersi della vita (nella disciplina Yoga, tanto per fare un esempio, tra le seimila Asanas, il saluto al Sole rimane uno degli esercizi fondamentali (Patanjaly 5000 A.C.); da qui probabilmente il primo aspetto devozionale (rappresenta il bisogno), come a dire: sono a te devoto e genoflesso per avere la tua attenzione, la tua protezione).
Ma non sempre il Dio Sole era lì a rallegrar le cose e proteggere l'uomo da ogni cosa e dalle insidie della vita; cataclismi, carestie, pestilenze, chi più ne ha più ne metta.
L'aspetto devozionale non era di conseguenza più sufficiente, ecco allora il SACRIFICALE (dò a te qualcosa, il dare e avere che a tutt'oggi si dice ancora: "Per avere bisogna dare", e nel propizio meglio tenerlo buono, perché non si sa mai.
(le offerte in denaro, l'indulgenza plenaria, i lasciti cospicui, i digiuni, le astinenze, i riti purificatori e così via).
Mentre scrivo (luglio 2003 ore 3,40 del mattino) non riesco a dimenticare le parole di Cesare Musatti, (padre della psicanalisi in Italia, che ho avuto l'onore di conoscere) ad una conferenza negli anni '80 a Riva del Garda disse con tono greve: "Io non ho la vostra fede; durante l'ultima guerra ho visto morire giovani tra le mie braccia e lasciando questo mondo le loro ultime parole sono state 'mamma mamma'".
Questa osservazione per la verità mi era stata fatta anche da mio suocero che aveva fatto la guerra in Somalia. "Quanti giovani ho visto morire, ma nell'ultimo respiro, mai la parola 'DIO', bensì 'Mamma'".
Nonostante questa esperienza mio suocero è morto da credente (l'ultimo sguardo è stato per mia moglie Carmen, come segno di gratitudine per quanto si era prodigata rispetto ai fratelli; quando chiuse gli occhi riuscii però notare oltre a questo, quel sottil passaggio che va dal di qua e per quel che si dice all'aldilà, la fine della forma, al cambio dello stato di coscienza).
Quando morì mia madre, questo nel 1996 all'età di 90 anni, aspettò che arrivassi al capezzale, aprì gli occhi e disse semplicemente: "Dammi un bacetto" e con un dolce sorriso spirò.
Prevalse in me un grande silenzio oltre che un terribile nodo alla gola, ma non lo vissi comunque come un addio, ma piuttosto come un arrivederci.
Cesare Musatti era freudiano, propenso a vedere Dio come proiezione del Padre e la Madonna come proiezione della Madre. Questo concetto può essere anche vero se si rimane però ancorati al complesso genitoriale. Questo può dar luogo per reazione, in base al rapporto avuto con i genitori, ad essere non credente o abbracciare in buona FEDE, una falsa fede, in quanto proiezione genitoriale, una dipendenza non superata che per la verità con la vera FEDE non ha nulla a che fare.
Così in egual misura, nell'esperienza fatta in Somalia di mio suocero, se un 'Io' rimane ancorato nella forma, si troverà nell'ultimo istante a percepire più le cose legate all'aldiqua più che a proiettarsi nell'aldilà, nel senso che la coscienza è più imbevuta dalla forma che dall'astrazione.
(In Oriente questo aspetto viene definito come il 'NAMASMARANA', il che vale a dire che nel dar l'addio alla forma, l'ultima parola dovrà essere riservata all'essenza, DIO).
E così per tornare a noi, più per paura che per fame di conoscenza iniziò così nel pianeta Terra l'esercizio dell'obbedienza (gestito poi ad arte dal potere), visto più con l'occhio del terrore che dell'accoglienza del vero Padre.
E ogni luogo avrà dato così origine al folklore e al differenziarsi nel tempo e nel modo di formare il proprio credo e di conseguenza la propria religione. Ma le religioni appartengono alla dimensione dell'uomo, la Spiritualità all'essenza del Padre.
Quando l'uomo allora sarà così evoluto a comprendere che il vero Padre è uno solo, quando ogni religione abbandonerà la pretesa egoica di essere quella vera e che il Dio fatto in casa è solo frutto dell'arcaico e della primitiva visione della vita.
Il vero Padre va al di là e al di sopra di ogni barriera umana; esso non appartiene a nessuna istituzione, bandiera, nazionalità e colore. Esso è LIBERTA' - VERITA' - AMORE.
Quando l'uomo anziché perdersi in diatribe umane, si abbandonerà all'Essenza, la goccia d'acqua si immergerà nella fonte per essere nel Tutto, chiamala così se vuoi la Totalità, chiamalo così se vuoi Padre, chiamalo se vuoi così DIO.
OGNI BENE


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